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Giovanni
De Falco è il personaggio di maggior rilievo espresso da Bracigliano,
una delle figure più significative del Mezzogiorno d'Italia, uno dei
protagonisti del Risorgimento. La sua opera di dotto giureconsulto, di
eloquente avvocato e di valente statista meriterebbe un'ampia
trattazione. Cercheremo di illustrare brevemente i punti salienti della
sua opera di giurista, le caratteristiche della sua eloquenza e la sua
concezione della politica.
Giovanni
De Falco nacque il 28 maggio 1815 dal notaio Nicola e da Agnese Amato;
fu battezzato nello stesso giorno con i nomi di Giovanni, Raffaele e
Francesco dal Parroco Anzalone.
Il
1815 fu l'anno di eventi decisivi e drammatici per la storia d’Europa;
basti dire che fu l'anno del Congresso di Vienna e dei Cento giorni:
anno dal quale ebbe inizio un clima politico e spirituale in cui si
svilupparono le sette segrete e i moti rivoluzionari, le rivolte
patriottiche e le repressioni, i sogni della libertà e i disegni della
conservazione.
Come
è dato rilevare dalle scelte operate poi nella vita, Giovanni De
Falco rivisse con intensità il travaglio di quegli anni, sensibile
com'era alla politica e alla cultura, ai movimenti dei popoli e al
dinamismo della storia.
Si
dice che abbia compiuto il corso elementare e i primi studi umanistici
sotto la direzione dei Frati del locale Convento di S. Francesco
d'Assisi, divenuto in quel tempo centro di studi, dopo i grandiosi
lavori di ampliamento e di sistemazione promossi dal P. Bernardino
Calabrese da Lioni tra il 1818 e il 1829.
Nel
1830 si portò a Napoli dove completò gli studi umanistici e si
iscrisse alla facoltà di giurisprudenza presso
la locale Università.
A
giudicare dagli scritti che conserviamo, De Falco manifestò una acuta e
precoce sensibilità letteraria e giuridica, coltivò con passione le
lingue, particolarmente la francese, si aprì ad ogni interesse
culturale e a 23 anni, nel luglio 1836, conseguì il licenziato in
diritto. Sono anni intensi di studio e di ricerche, di approfondimento e
di riflessione. Nell'agosto del 1838 è dottore in utroque iure e il 2
marzo 1839 viene nominato professore privato di diritto.
Con
successivi decreti di Ferdinando II, il 22 marzo 1848 fu nominato
Giudice della Gran Corte Criminale di Salerno con le funzioni di
Sostituto Procuratore Generale, l'8 di maggio dello
stesso anno Giudice della Gran Corte Civile in missione di Procuratore
Generale presso
la Gran Corte Criminale
di Reggio Calabria; pochi giorni dopo, il 24 di maggio,
fu trasferito con la medesima carica presso
la Gran Corte Criminale
di Campobasso.
Il
significato della grande fiammata europea del 1848 non sfuggì al De
Falco. Seguì da vicino la grande prova che il liberalismo offrì allora
in quasi tutte le regioni del continente e partecipò di persona alla
breve, ma commovente epopea della rivoluzione costituzionale napoletana.
Per questa ragione egli subì le conseguenze della reazione borbonica,
seguita al colpo di stato del 15 di maggio: con decreto di Ferdinando Il
del 16 novembre 1849, fu sospeso dall'incarico e messo in attesa di
destinazione.
Soltanto
11 anni dopo, Francesco II, di fronte al precipitare degli avvenimenti,
(i garibaldini erano ormai padroni della Sicilia), si decise a concedere
la costituzione, nella speranza di immobilizzare Garibaldi, alleandosi
con Torino. Fu in questo clima politico che il De Falco, con decreto di
Francesco II del 19 luglio 1860, fu reintegrato nella carica di
Procuratore Generale presso
la Gran Corte Criminale
di S. Maria Capua Vetere con altro decreto del medesimo
Francesco II, il 27 luglio dello stesso anno fu trasferito presso
la Gran Corte Criminale
di Napoli.
Intanto
gli eventi politici si susseguono travolgenti: Garibaldi è a Napoli
donde Federico II è fuggito; il sogno dei liberali napoletani è una
realtà.
Il
governo italiano utilizza tutte le personalità più affini al nuovo
clima, valendosi del loro contributo politico e scientifico. Prende così
l'avvio la luminosa carriera che porterà De Falco a essere membro di
varie commissioni legislative, a raggiungere i supremi gradi della
magistratura e a diventare infine Ministro Guardasigilli.
Seguiamo
questa carriera con ordine.
Tra
il 1860 e il 1865, De Falco fu membro delle commissioni legislative
istituite per la revisione e il miglioramento della legislazione
italiana.
Per
molti anni, De Falco fu membro delle commissioni istituite fin dal
1861 per gli esami alle cariche della magistratura e
sostenne
pressoché solo l'ufficio del pubblico ministero presso la Camera della
Corte di Cassazione.
L'ascesa
di De Falco ai supremi gradi della magistratura si sviluppa attraverso
le seguenti fasi: da Eugenio Principe di Savoia-Carignano, Luogotenente
del Re nelle Province napoletane, con decreto del 28 gennaio 1861, viene
nominato Consigliere della Corte
Suprema dì Giustizia di Napoli e da Vittorio Emanuele II, con decreto
del 6 aprile 1862, è nominato Sostituto Procuratore Generale presso la
Cassazione di Napoli; il 27 dicembre 1863 viene elevato al grado di
Avvocato Generale presso la Cassazione di Roma.
Articolata
in due Sezioni temporanee, l'una per gli affari civili e l'altra per
gli affari penali
la nuova Cassazione
fu inaugurata con rito solenne nel palazzo del Principe Spada il 4 marzo
1876. I discorsi di circostanza furono tenuti dal Ministro Guardasigilli
Paolo Onorato Vigliani, dal Procuratore Generale Giovanni De Falco e dal
Presidente anziano Francesco Ghiglieri. Partecipò alla cerimonia S.A.R.
Umberto Principe di Piemonte e una eletta schiera d'invitati.
De
Falco fu anche uomo di governo, ricoprendo per due volte la carica di
Ministro Segretario di Stato di Grazia e Giustizia e dei Culti: la prima
volta nel Ministero Lamarmora-Ricasoli dal 31 dicembre 1865 al 20 giugno
1866, quando si dimise per ragioni di salute, la seconda volta nel
Ministero Lanza dal 24 febbraio 1871 al 9 luglio 1873. Fu pertanto il
primo Ministro
Guardasigilli
del Regno con Roma capitale.
Inoltre:
fu insignito dei seguenti onori: Sovrintendente del Regio Convitto
Carminiello di Napoli (D. R. del 10 aprile 1862), Commendatore
dell'Ordine Mauriziano (D. R. del 6 giugno 1863), Senatore del Regno (D.
R. dell'8 ottobre 1865), Grande Ufficiale dei Santi Maurizio e Lazzaro
(R. D. del 20 giugno 1866), Cavaliere di Gran Croce decorato del Gran
Cordone dell'Ordine Equestre dei Santi Maurizio e Lazzaro (R. D. del 5
giugno 1871) e
Cavaliere
di Gran Croce decorato del Gran Cordone dell'Ordine Equestre della
Corona d'Italia (R. D. del primo giugno 1872). Ebbe anche le
onorificenze di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di S. Marino il 10
agosto 1871; di Cittadino Romano il 16 agosto 1871; di Gran Croce
dell'Ordine della Rosa del Brasile l'anno 1873. Infine, con decreto di
Umberto I dell'11 giugno 1885, fu chiamato a far parte del Consiglio del
Contenzioso Diplomatico al posto resosi vacante per la morte del
Senatore Conte Terenzio Mamiani della Rovere.
Per
le sue qualità, godeva della stima e dell'amicizia delle più eminenti
personalità, specialmente del giurista Giuseppe Pisanelli,
dell'economista Antonio Scialoja, dell'avvocato Giuseppe Marini Serra,
del diplomatico Carlo Cadorna, dello statista Giovanni Lanza e del Re
Vittorio Emanuele II, che gli affidò delicati uffici da svolgere presso
il governo inglese.
I
gravosi impegni della sua multiforme attività non gli impedirono di
visitare spesso il suo paese natio, di interessarsi dei suoi problemi,
di mantenere vivi i legami di amicizia e di affetto con i suoi
concittadini, cercando di rendersi utile a tutti. Tra le opere
realizzate per sua iniziativa, vanno ricordate: l'apertura della strada
provinciale Sarno-Braciglíano-Forino; la dotazione delle tre parrocchie
di concerto di campane; la conservazione della comunità religiosa del
convento di S. Francesco d'Assisi al tempo della soppressione del 1866 e
il lascito della sua ricca biblioteca agli studiosi del paese.
Vanto
e decoro del paese, Giovanni De Falco è celebrato come la più eminente
personalità di tutta la storia di Bracigliano.
Morì
a Napoli il 25 febbraio 1886 e fu sepolto nel cimitero di quella città.
Il 6 giugno 1889, il suo corpo mummificato venne trasferito con solenni
onoranze funebri nella sontuosa cappella, fatta costruire nel frattempo
nel cimitero di Bracigliano dal fratello Giuseppe, in esecuzione di
espressa disposizione testamentaria. In detta cappella, distribuita su 6
lapidi, si legge la seguente epigrafe: |
|
O
P E R E
Lezioni di diritto penale (lavoro inedito).
Discorso pronunziato in difesa di Antonio Pellegrino e Michele Di Nardo,
accusati di omicidio premeditato in persona di Salvatore Bevilacqua
(lavoro inedito di pp. 232).
Foglietti non legati in volume e non numerati con pensieri e annotazioni
(lavoro inedito).
Della filosofia della storia applicata alla giurisprudenza, in Biblioteca di
scienze morali, legislative ed economiche, Anno 1844, Fase. XI, pp.
641-658.
Discorso pronunciato all'udienza della Gran Corte Criminale di Napoli nel dì
25 settembre
1857 in
difesa del marchese Pasquale De Curtis accusato di omicidio premeditato
in persona di Camillo Curati, Napoli, 1858, pp. 202.
Discorso profferito alla Corte di Cassazione delle Provincie Napoletane il dì
7 gennaio 1864, Napoli, 1864, pp. 39.
Discorso pronunciato nel Senato nella tornata dell'8 marzo 1871 sul progetto
di legge per lo stabilimento della Corte di Cassazione nella sede del
governo, Firenze, 1871, pp. 43.
Discorso pronunziato nella tornata del Senato del 30 aprile 1871
sull'Articolo XVI del Disegno di Legge per le Guarentigie delle
Prerogative del Sommo Pontefice e della Santa Sede e per le relazioni
dello Stato con la Chiesa, Firenze, 1871, pp. 36.
Discorso pronunziato il 4 marzo 1876 per l'inaugurazione della Corte di
Cassazione di Roma, Roma, 1876, pp. 29-55.
Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea
generale del 2 gennaio 1877, Roma, 1877, pp. 44.
Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea
generale del 2 gennaio 1878, Roma, 1878, pp. 46.
Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea
generale del 2 gennaio 1879, Roma, 1879, pp. 38.
Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea
generale del 3 gennaio 1880, Roma, 1880, pp. 48.
Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea
generale del 3 gennaio 1881, Roma, 1881, pp. 52.
Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea
generale del 4 gennaio 1882, Roma, 1882, pp. 46.
Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea
generale del 3 gennaio 1883, Roma, 1883, pp. 62.
Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea
generale del 3 gennaio 1884, Roma, 1884, pp. 57.
Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea
generale del 3 gennaio 1885, Roma, 1885, pp. 57
Confutazione del ricorso per annullamento prodotto dai fratelli Santanna,
Michele Provenzano, Luigi Greco e Raffaele Rovella condannati alla pena
dell'ergastolo dalla Gran Corte Speciale di Calabria Citeriore.
Commissario il Cav. Longobardi. Napoli, 1835, pp. 36.
Memoria per li Signori D. Vincenzo e D. Luca Bazzicalupo. Napoli, 1839, pp.
34.
Memoria per Martino Caniglia presso
la Gran Corte
de' Conti. Commissario della causa l'onorevole Consigliere Pandolfelli,
Napoli, 1840, pp. 51.
Memoria per D. Marco Graziani presso
la Gran Corte Civile
di Napoli, Napoli, 1840, pp. 66.
Memoria per Martino Caniglia ed i fratelli Giuseppe, Giambattista e Vincenzo
De Angelis presso la Consulta di Stato, per la causa di ristabilimento
di confini, Napoli, 1840, pp. 48.
Memoria per Martino Caniglia presso la Consulta di Stato, per la causa
relativa alla pesca, Napoli, 1840, pp. 47.
Sunto delle difese di Martino Caniglia nelle due cause relative al
ristabilimento dei confini ed alla pesca, Napoli, 1841, pp. 12.
Memoria per Martino Caniglia nella causa contro il Comune di Lesina, Napoli,
1842, pp. 49.
Memoria per la Compagnia del Sebeto contro Agricola Faraud, presso
la Corte Suprema
di Giustizia, Napoli, 1842, pp. 63.
Memoria per la Compagnia del Sebeto querelante e parte civile nella causa di
falsità e frode qualificata contro Agricola Faraud, Napoli, ... , pp.
160.
Memoria per D. Aniello D'Amore querelante e parte civile nel giudizio
di falsità promosso contro D. Candido e D. Francescantonio Venditti, da
servire nella causa presso
la C. S.
di Giustizia. A relazione dell'ottimo Consigliere Corvaja, Napoli, 1843,
pp. 79.
Memoria per D. Aniello De Simone da servire nella causa presso
la Corte Suprema
di Giustizia contro D. Leandro Beltrani qual vicario
generale di Carlomaria Persico. A relazione dell'ottimo Cav. Ricca, Napoli,
1843, pp. 65.
Osservazioni per De Simone contro Parsico, Napoli, ... pp. 4.
Memoria per D. Pietro D'Alcantara Giron Duca di Osuna ed il Brigadiere D.
Emmanuele de Toledo contro i Signori Francica, Napoli, 1844,
pp. 52.
Memoria per D. Aniello De Simone da servire nella causa contro D. Leandro
Beltrani qual vicario generale di Carlomaria Persico, Napoli, 1844, pp.
45.
Memoria per D. Giovanni Cafaro contro D. Rosa Cafaro, D. Lucrezia Cafaro e
D. Cristofaro Scotto, relativa al ricorso per annullamento avverso la
decisone di graduazione del 22 settembre 1841, Napoli, 1844,
pp. 22.
Memorie pel Consigliere D'Intendenza D. Giovanni Cafaro contro le di lui
sorelle, relative ai ricorsi per annullamento avverso le decisioni della
Gran Corte Civile di Napoli del 29 ottobre 1842, Napoli, 1844, pp. 16.
Memoria di annullamento per Domenico Mastrangelo condannato dalla Gran Corte
Criminale di Lucera alla pena di morte, nella Suprema Corte di
Giustizia. A relazione dell'onorevolissimo signor Consigliere Barone
Corvaja, Napoli, 1844, pp. 17.
Ricorso per annullamento avverso la decisione della Gran Corte di Terra di
Lavoro che condanna Antonio Pellegrino alla pena di morte e Michele di
Nardo alla pena di 25 anni di ferri, nella Corte Suprema di Giustizia,
Napoli, 1844, pp. 38.
Motivi aggiunti in sostegno del ricorso per annullamento di Giuseppe
Vallonghini e Domenico Montanari condannati a morte e di Francesco
Montanari e Pasquantonio Fiorano condannati alla pena di 25 anni di
ferri, Napoli, 1845, pp. 42.
Memoria pel Comune di Bracigliano contro D. Nicola Aliberti,
D. Gaetano Pisacane e D. Domenico Pastore, Napoli, 1845, pp. 30.
Fatti e osservazioni a pro degli credi del Barone Ciccone nel giudizio di
falsità promosso contro D. Beniamino Tigrotti. Commissario
l'integerrimo Barone Staffa, Napoli, 1846, pp. 43.
Motivi di appello per D. Francesco e D. Raffaele Pecorari, nella Gran Corte
Criminale di Terra di Lavoro, Napoli, 1847, pp. 16.
Fatti e osservazioni a pro di D. Michelangelo Guida nel giudizio di falsità
contro D. Gaetano A. _ Napoli, 1847, pp. 71.
Memoria per D. Raffaele ed altri Damato contro D. Pasquale, D. Fortunata ed altri Damato, presso il Tribunale Civile di Salerno, Napoli, 1847,
pp. 107.
Appendice alla memoria per D. Raffaele ed altri Damato contro D. Pasquale e
D. Fortunata Damato, presso il Tribunale Civile di Salerno, Napoli,
1847, pp. 29.
Per D. Antonio, D. Luca, D. Tomaso ed altri Galluccio contro il monastero di
S. Teresa di S. Giorgio, presso
la Gran Corte Civile
, Napoli, 1848, pp. 12.
Poche idee a pro del medico D. Biagio Ravo contro gli credi di D. Gennaro
Mondelli, nella 2' Camera della Gran Corte Civile. Commissario l'onorevolissimo
Consigliere D. Francesco Bazzicalupo, Napoli, 1850, pp. 32.
Motivi per annullamento in appoggio del ricorso di Giuseppe Mazzariello e Bernardino Di Risio, condannati ad anni 13 di ferri, Napoli, 1850,
pp. 20.
Per l'amministrazione generale dei Dazi indiretti contro Esposito
Verginiello, Luigi Esposito e Luigi Murone, nella Camera Civile della Corte
Suprema di Giustizia, Napoli, 1850, pp. 49.
Per Gambardella contro Panetta, alla Corte Suprema di Giustizia. Relatore il
meritevolissimo signor Consigliere Perillo. Causa a trattarsi il 19
novembre 1850, Napoli, 1850, pp. 43.
Memoria del Signor Duca di Roccapiemonte D. Vincenzo Fieschi Ravaschieri
querelante e parte civile nel giudizio di falsità delle firme e delle
girate di ventitré polizze di Banco contro Francesco Cucca ed altri,
Napoli, 1851, pp. 80.
Pel signor Marchese di Ducenta querelante e parte civile, nel giudizio
penale di frode e falsità contro Giuseppe Capuano, Napoli, 1852, pp.
44.
Quistione. (Appendice alla Memoria pel Marchese di Ducenta contro Giuseppe
Capuano). Napoli, 1852, pp. 15.
Per D. Francesco Pecoraro contro i signori Canzanella e Guida, presso
la 4' Camera
del Tribunale Civile, Napoli 1852, pp. 27.
Pel signor Pasquale Monte contro la città di Napoli, nella Gran Corte de'
Conti, Napoli, 1852, pp. 26.
Pel Parroco D. Francesco Saverio Gisolfi contro D. Giuseppe Gaudelli, presso
la Y Camera
della Gran Corte Civile, Napoli, 1853, pp. 12.
Pel Duca di Roccapiemonte contro il Banco delle due Sicilie ed altri, presso
la 4' Camera
del Tribunale Civile, Napoli, 1854, pp. 48.
Pel Duca di Roccapiemonte contro il Banco delle due Sicilie. (Quistione di
competenza presso
la Gran Corte Civile
di Napoli 2' Camera). Napoli, 1854, pp. 18.
Pel Cav. D. Alessandro Micheroux contro i coloni di Bacucco. (Quistione di
terraggìo, in grado di secondo rinvio della Corte Suprema, presso
la 2' Camera
della Gran Corte Civile). Napoli, 1885, pp. 148.
Per gli eredi di D. Giacinto Torchiarulo contro D. Nicola Padovano, N.
Ferdinando Salernitano ed altri. (Giudizio di falsità presso
la Gran Corte Criminale
di Napoli). Napoli, 1885, pp. 127.
Motivi di annullamento per Antonio Di Palma condannato a 25 anni di ferri
per omicidio, presso
la Corte Suprema
di Giustizia, Napoli, 1855 pp. 12.
Per Elisabetta Pittella contro Tomaso Monte, (giudizio di furto presso
la Gran Corte Criminale
di Napoli), Napoli, 1855, pp. 10.
Per Pasquale Russo contro i coniugi Leognani e Cattaneo.
Progetti di legge - Camera dei Deputati 1866-1873.
Progetti di legge - Senato del Regno 1866-1873.
Progetto di legge per Codice Penale, pp. 146.
I documenti del carteggio De Falco si possono classificare così:
1) Lettere confidenziali, familiari, giudiziarie e politiche. Le più
numerose ed importanti sono di Giovanni Lanza. Le altre sono di Giuseppe
Pisanelli, Antonio Scialoja, Carlo Cadorna, Giuseppe Vacca, Raffaele
Conforti, Eugenio Grimaldi, Mattia De Simone, Domenico Albano, Alfonso
Lamagna, Paolo Onorato Vigliani, Chiaves, Natoli, Coppino, Tajani ecc.
2) Lettere e dispacci cifrati relativi al processo dell'ex Questore del V
Albanese e compagni.
3) Estratto di nascita, foglio di matricola, diplomi di licenza e di laurea.
4) Decreti reali e ministeriali di nomine e di incarichi.
5) Busta con diplomi delle decorazioni italiane ed estere.
6) Decreto di Ferdinando Il che destituisce De Falco, colpevole della sua
opera unitaria italiana e decreto di reintegrazione di Francesco II.
7) Passaporto per l'estero con lettera d'accompagnamento.
8) Indirizzo d'omaggio del Foro Napoletano a De Falco nominato Procuratore
Generale della nuova Cassazione di Roma.
9) Proposta della Giunta Municipale di Bracigliano al Consiglio Provinciale
per una lapide commemorativa a De Falco.
10) Relazione della sessione straordinaria celebrata dal Consiglio
Provinciale il 28 maggio 1889 per la lapide commemorativa a De Falco al
palazzo della Prefettura.
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DE
FALCO: IL GIURISTA
In una presentazione come quella che stiamo
tentando, è difficile esprimere compiutamente le qualità, le tendenze,
i gusti, in una parola, la singolare genialità del De Falco giurista e
avvocato. Se questo saggio fosse destinato ai soli esperti del
diritto, esso dovrebbe puntualmente riferire le molteplici, complesse,
straordinarie doti che il De Falco possedeva e splendidamente metteva in
luce ogni qualvolta esaminava e puntualizzava un atto giuridico più o
meno importante, una legislazione di risonanza settoriale o generale,
un processo più o meno famoso. Si potrebbe ammirare ad esempio il
metodo, classico e personale al tempo stesso, di formulare una proposta
di legge, di illuminare una situazione giuridica, di impostare
un'arringa, di sviluppare una teoria giuridica.
Esaminando la sua intensa attività, un
aspetto ci ha fortemente sorpreso: la sua forma mentis, la freschezza
speculativa, ben armonizzata con una vibrante e costante concretezza.
Nel saggio Della filosofia della storia applicata alla giurisprudenza,
rivolto a stabilire un confronto tra la filosofia della storia del Vico
e i suoi sviluppi successivi, il De Falco, dopo aver sgombrato il
terreno dalla pesante accusa di sensismo, formulata da uno studioso nei
confronti della scienza contemporanea, procede verso la tesi che gli
interessa direttamente: l'opportunità di utilizzare le grandi
intuizioni del Vico nel campo del diritto, di applicare cioè la
filosofia della storia alla giurisprudenza.
Secondo il De Falco, la grandiosa,
immortale scoperta del Vico,
la Scienza Nuova
, vale a dire il senso della storia, come
scienza umanitaria, come l'umanità scoperta a se stessa, non solo è stata
poco significativamente o solo parzialmente anticipata, ma non ha avuto,
ed è questo il rammarico più grave, il seguito, lo sviluppo, le
applicazioni che meritava. Soprattutto il corso nel campo del diritto,
tanto importante e per il Vico e per il De Falco, la sintesi di
filosofia e di filologia, di
vero e di fatto, di ragione e di autorità, di cogitare et videre,
è stata tanto poco applicata che occorre attendere un suo
contemporaneo, Nicola
Nicolini, per vederne finalmente una significativa presa di coscienza.
Ma la cosa più rilevante dal punto di
vista più strettamente scientifico, è che il De Falco, certamente ben
informato e sollecitato dalle prospettive vichiane
del Nicolini, apre un discorso del tutto originale, che è non soltanto
una significativa sintesi del suo poderoso ingegno, ma anche una
direttiva di lavoro, che, a nostro avviso, è tuttora di scottante
attualità.
I cenni di questa prospettiva defalchiana
convergono su quattro forme di influenza o di vantaggio che la filosofia
della storia può avere sul diritto.
"La prima sta in ciò, che quando la
scienza del diritto si appoggia alla filosofia della storia, essa non può
partire da una
filosofia per dir così parziale, gretta ed egoista; ma deve di necessità
aver per base una filosofia vera, generosa, umanitaria".
"Il secondo vantaggio che nasce dalla filosofia della storia applicata
alla giurisprudenza sta in ciò, che in questo sistema la filosofia
convalidando le sue teorie con la certezza dei fatti, esce da ogni sorta
di utopia. La teoria di necessità si mette allora di accordo con la
pratica; i sapienti con i saggi; i filosofi con i legislatori; le
astrattezze dei sistemi con lo stato e la credenza dei popoli" .
"Il terzo vantaggio sta in ciò, che
questo sistema seguendo il corso dell'umanità nel cammino della civiltà
ed in tutt’i sviluppamenti della sua storia, è necessariamente un
sistema d'immegliamento e di progresso. Esso non solo giudica
sapientemente del passato, ma insegna a seguire le trasformazioni del
presente, a prevedere l'avvenire, ed a metter le leggi e le istituzioni
in armonia colla natura dell'uomo e col progresso del suo
incivilimento".
"Il quarto vantaggio che deriva dalla
filosofia della storia applicata alla scienza del dritto riguarda
soprattutto la giurisprudenza pratica. Il dritto, come la geometria sta
sopra punti fondamentali e generatori; e la scienza del giureconsulto
consiste appunto in dedurre le conseguenze dalla conoscenza de'
principi. Or per far ciò è necessario senza dubbio che la scienza sia
ricca e potente, e che il giureconsulto faccia tesoro del doppio
ammaestramento della filosofia e della storia, per interpretare
sapientemente i testi e le legislazioni. Imperocché è in questo modo
soltanto che conoscendosi la natura, l'occasione e la storia di ciascuna
legge, l'applicazione non ne diviene arbitraria, e la legislazione vien
mantenuta in armonia col tempo, co' suoi progressi, colla sua mobilità".
Premesso questo spunto filosofico e
vichiano della dottrina del De Falco, eccoci al tema proposto.
La complessa e notevole attività svolta da
De Falco nel campo della giurisprudenza, può essere riassunta intorno a
questi punti: a) fu membro delle commissioni legislative istituite tra
il 1860 e il 1865 per migliorare la legislazione italiana; b) elaborò
svariati progetti di legge, gran parte dei quali fu tradotta in legge.
In particolare occorre ricordare il notevolissimo progetto di legge per
il Codice Penale; e) fu il primo Procuratore Generale della nuova
Cassazione istituita a Roma nel 1876. Questa mansione fornì al De Falco
molte occasioni per manifestare le sue geniali concezioni e per
intraprendere originali iniziative.
Fermiamoci brevemente sui punti
sopraindicati.
A - Membro di commissioni legislative
Uno dei maggiori impegni affrontati dallo
Stato agli albori del Regno d'Italia fu la revisione, il miglioramento e
l'unificazione della legislazione italiana. Furono chiamati a
partecipare commissioni i più insigni giuristi del tempo; dalle lettere
circolari d'invito, si rileva ad un tempo e l'importanza di dette
commissioni e l'alto riconoscimento dell'ingegno e della dottrina del
Nostro.
La prima lettera circolare in ordine di
tempo, diretta ai membri della commissione legislativa, istituita con
decreto ministeriale del 15 settembre 1860, dice:
"Napoli
15 settembre 1860. Signori, Io commetto con fiducia alle SS. LL. un
compito grave e delicato. Se in tutti i tempi è importante che
l'amministrazione pubblica si aiuti dell'opera dei privati cittadini e
s’inspiri della pubblica opinione, è ciò indispensabile ai
reggimenti liberi, massime ne' loro albori. Sono certo pertanto che le
SS. LL. non che mancheranno del loro consenso al bene pubblico, ed io ne
fo pieno affidamento.
Da
tutti si reclama una riforma nella magistratura, ma essa sarà tanto più
salutare per quanto si mostrerà più giusta e meglio corrispondente
alla pubblica opinione.
Per
raggiungere questo scopo mi è paruto indispensabile nominare una
commissione competente di persone ragguardevoli, la quale animata
dall'amore del pubblico bene, nel più breve tempo possibile, e con
franchezza, proponesse tutti quei miglioramenti che stima necessari nel
personale della magistratura. A tale scopo nomino SS. LL. e pongo a loro
disposizione tutt'i documenti che sono nel Ministero, e verrà pure
destinata una stanza per le loro riunioni.
L'ultima
e più calda mia preghiera è quella che le SS. LL. si vogliano occupare
senza indugio e con la massima alacrità possibile dello incarico che ò
l'onore di commettere. Il Ministro G. Pisanelli "
Con decreto ministeriale del 6 agosto 1861,
De Falco fu costituito membro della commissione per l'introduzione del
Codice Penale e di Procedura penale e per la compilazione della Legge
organica per l'ordinamento giudiziario nelle Province Napoletane.
Con decreto ministeriale del 12 febbraio
1863, De Falco fu nominato membro della commissione istituita per
apportare miglioramenti al Codice Penale da introdurre nella Toscana. La
circolare ministeriale è così formulata: "
Torino 12 febbraio 1863. Ogni italiano deve vivamente desiderare che la
unità della Nazione sia rafforzata dall'uniformità della legislazione;
la qual cosa, a dir vero, non è più un desiderio in riguardo alle
leggi penali ed a quelle ordinatrici de' magistrati e del procedimento
penale, dappoiché, eccettuata quasi
la sola Toscana
, esse sono le stesse in tutte le altre province. Se non che è pur da
desiderare, che nell'estendersi dette leggi alla Toscana s'investighi,
se potessero ricevere altri miglioramenti, dettati dai progressi della
scienza, e dalla pratica finora avuta. Ed in spezialità è mestieri
indagare, se in talune parti sia da modificare la dichiarazione de'
fatti annoverati tra reati, o la corrispondente penalità; se la
competenza possa meglio ripartirsi ed ordinarsi tra le diverse
giurisdizioni; e se il procedimento possa rendersi più spedito e
semplice senza danno della verità, di cui dev'essere mallevadore. Egli
è perciò, che lo scrivente si rivolge alle SS. LL., che alla piena
cognizione del giure penale accoppiano quella de' dati della esperienza;
perché si compiacciano di trasmettergli al più presto i risultamenti
delle loro investigazioni sul proposito. E gli giova sperare, che, mercè
tale cooperazione, la legislazione penale, che in Italia ebbe i suoi
primi riformatori, ora possa attingere quello stato di perfezione, che
è richiesto dalla civiltà dei tempi. Il Ministro Pisanelli ".
Sempre nell'intento di apportare miglioramenti alla legislazione italiana,
in armonia con i progressi delle civiltà e della scienza, una nuova
commissione di esperti fu costituita con decreto ministeriale del 16
aprile 1863. Di detta commissione il De Falco fu invitato a far parte
dal Ministro Pisanelli con lettera del 19 settembre 1863.
Il De Falco venne nominato membro anche
della commissione istituita dal Re Vittorio Emanuele II il 2 aprile 1865
per
la revisione dei Codici e delle Leggi. Il Ministro di Grazia e Giustizia e
dei Culti gliene diede notizia con lettera del 4 aprile 1865.
Esso dice:
" Torino, il 4 aprile
1865. Sua Maestà con Decreto del 2 corrente mese, istituendo una
Commissione incaricata di rivedere i Codici e le leggi che dovranno
pubblicarsi in virtù dei poteri conferiti al governo per recare in atto
l'unificazione legislativa del regno, chiama V. S. Onorevolissima a
farne parte.
Reputo
ventura che in un'opera cotanto grave qual è quella di coordinare e
rendere conformi la legislazione civile, penale e le istituzioni
giudiziarie in Italia io possa avere il sussidio del senno, dell'ingegno
e della dottrina di Lei.
Il
breve spazio di tempo entro il quale per prescrizione di legge dovrà
compiersi il lavoro di revisione, m'impone la necessità di affrettare
la convocazione della Commissione, e di invitare perciò V. S. di
recarsi Lunedì sera (10 corrente mese) alle ore 8,30 nel Palazzo del
Senato ove sarà tenuta la prima riunione generale.
Voglia
aggradire le testimonianze della più alta mia considerazione. Il
Ministro G. Vacca”.
Pochi
giorni dopo, lo stesso Ministro comunicò al De Falco: « Torino, Aprile
1865. Con Decreto in data di ieri S. M. ha nominato
la S. V. Ill.
a R. Commissario per sostenere la discussione che avrà luogo nel Senato
del Regno sul progetto di legge per l'estensione alla Toscana del Codice
Penale vigente nelle altre parti dello Stato.
Lo
scrivente è lieto di partecipare tale sovrana disposizione nella quale
Ella certamente scorgerà una novella prova della stima che il Sovrano
fa dell'ingegno e della profonda dottrina di cui va distinta
la S. S. Il
Ministro G. Vacca ».
B - Progetti di legge
Ed ecco la lunga (forse incompleta) serie
di progetti di legge preparati dall'attività instancabile di Giovanni
De Falco.
Progetto
di legge per il riordinamento dell'amministrazione della giustizia
correzionale; riduzione del numero dei tribunali civili e correzionali;
facoltà per nuova circoscrizione delle Preture, presentato alla Camera
il 19 aprile 1866, n. 97, pp. 26.
Progetto
di legge per l'approvazione della tariffa per gli atti giudiziari in
materia civile, presentato alla Camera il 6 dicembre 1871, n. 26, pp.
46.
Progetto
di legge per il riordinamento del notariato, presentato alla Camera il 6
dicembre 1871, n. 27, pp. 46 e al Senato il 27 marzo 1866, n. 28, pp.
60.
Progetto
di legge per l'esercizio delle professioni d'avvocato e di procuratore,
presentato alla Camera il 5 dicembre 1871, n. 28, pp. 16 e al Senato il
23 marzo 1866, n. 27, pp. 40.
Progetto
di legge per l'affrancamento delle decime feudali nelle provincie
napoletane e siciliane, presentato alla Camera il 5 dicembre 1871, n.
29, pp. 7; 27 maggio 1872, n. 29A, pp. 13 e al Senato il 4 aprile 1873,
n. 118, pp. 9; 30 aprile 1873, n. 118A, pp. 3.
Progetto
di legge per la facoltà al Governo di aumentare temporaneamente una
sezione di Corte d'appello di Genova, presentato alla Camera il 15
gennaio 1872, n. 56, pp. 3; 31 gennaio 1872, n. 56A, pp. 3.
Progetto
di legge per le modificazioni all'ordinamento dei Giurati, presentato
alla Camera il 30 gennaio 1872, n. 64, pp. 107; 14 febbraio 1873 n. 64A,
pp. 37.
Progetto
di legge per l'ordinamento della Corte di Cassazione presentato alla
Camera il 29 maggio 1872, n. 122, pp. 35 e al Senato il primo febbraio
1872, n. 27, pp. 87, n. 27A, pp. 137, n. 2713, pp. 72.
Progetto
di legge per la ricostituzione dell'antico ufficio ipotecario di
Mantova, presentato alla Camera il 29 maggio 1872, n. 123, pp. 5; 5
giugno 1872, n. 123A, pp. 5.
Progetto
di legge per la estensione alla provincia di Roma delle leggi sulle
Corporazioni religiose e sulla conversione dei beni immobili degli enti
morali ecclesiastici, presentato alla Camera il 20 novembre 1872, n.
136, pp. 52, Allegati pp. 153; 3 aprile 1873, n. 136A, pp. 27; 7 maggio
1873, n. 13613, pp. 4 e al Senato il 29 maggio 1873 n. 123, pp. 38; Il
giugno 1873, n. 123A, pp. 8.
Progetto
di legge per la proibizione dell'impiego dei fanciulli in professioni
girovaghe, presentato alla Camera il 22 novembre 1872, n. 142, pp. 49;
19 marzo 1873, n. 142A, pp. 84 e al Senato il 23 marzo 1868, n. 183, pp.
25; 18 novembre 1869, n. 2, p. 1; 26 febbraio 1870, n. 2A, pp. 47; 29
maggio 1873, n. 121, pp. 11.
Progetto
di legge per l'aumento di alcuni Funzionari presso le Corti di appello
di Roma, Cagliari e Messina e presso i Tribunali civili e correzionali
di Roma, Genova e Casale ed istituzione di due nuove preture .nella città
di Roma, presentato alla Camera il 20 dicembre 1872, n. 157, pp. 13; 13
marzo 1873, n. 157A, pp. 4; 16 maggio 1873, n. 157B, pp. 7; 27 maggio
1873, n.
157C
, pp. 3 e al Senato il 31 marzo 1873, n. 16, pp. 13, n. 116A, pp. 4, n.
116B pp. 13.
Progetto
di legge per la proroga dei termini per le iscrizioni e rinnovazioni dei
privilegi e delle ipoteche nella provincia Romana, presentato alla
Camera il 17 febbraio 1873, n. 189, pp. 3 e al Senato il 7 febbraio
1873, n. 96, pp. 5; 11 febbraio 1873, n. 96A, pp. 3.
Progetto
di legge per le modificazioni all'ordinamento giudiziario, presentato
alla Camera il 7 marzo 1873, n. 195, pp. 16 e al Senato il 30 novembre
1871, n. 9, pp. 21, n. 9A, pp. 146, n. 913, pp. 56, n.
9C
, pp. 20.
Progetto
di legge per lo scioglimento delle Commende di patronato familiare
dell'Ordine Costantiniano di S. Giorgio, presentato alla Camera il 4
aprile 1873, n. 220, pp. 5; 26 maggio 1873, n. 220A, pp. 5 e al Senato
il 9 giugno 1873, n. 138, pp. 8.
Progetto
di legge per la proroga dei termini per la rinnovazione delle iscrizioni
ipotecarie nelle provincie venete e di Mantova, presentato alla Camera
il 17 maggio 1873, n. 234, pp. 4 e al Senato il 9 giugno 1873, n. 137,
pp. 5; 15 giugno 1873, n. 137A, pp. 2.
Progetto
di legge per la proroga della disponibilità pei funzionari delle
provincie della Venezia e di Mantova contemplati dall'articolo 8 della
legge 26 marzo 1871, n. 129, serie 2°, presentato alla Camera il 17
maggio 1873, n. 235, pp. 2; 27 maggio 1873, n. 235A, pp. 2.
Progetto
di legge per l'estensione alla provincia romana degli articoli 24 e 25
delle disposizioni transitorie per l'attuazione del codice civile,
presentato al Senato il 3 marzo 1871, n. 34, pp. 6; 13 marzo 1871, n.
34A, pp. 5; 22 marzo 1871, n. 34B, pp. 2; 13 giugno 1871, n.
34C
, pp. 6.
Progetto
di legge per la facoltà al Governo di aumentare in via provvisoria il
numero dei Consiglieri della Corte di Appello 1871, n. 55, pp. 4; 27
maggio 1871, n. 55A, pp. 2.
Progetto
di legge per la facoltà al Governo di aumentare in via provvisoria il
numero dei Consiglieri della Corte di Appello di Genova, presentato al
Senato il 5 dicembre 1871, n. 11, pp. 3; 17 dicembre 1871, n.
11 A
, pp. 3.
Non si può chiudere questa densa rassegna
dell'attività legislativa del De Falco senza un cenno particolare al
notevolissimo Progetto di Codice
Penale del 1873. Nella breve nota (*) di presentazione è facile
scorgere il severo abito scientifico del giurista,
il rammarico per la caduta del Ministero che condiziona la presentazione del
progetto, la nobile disponibilità di rimettere tutto il suo lavoro
nelle mani di altri che possa così giovarsene ai fini di una
legislazione più tempestiva e più illuminata.
(*)
« Lunedì, 30 giugno 1873. Questo progetto del Codice penale pel regno
d'Italia, al quale ho personalmente lavorato, doveva esser riveduto,
riordinato, corretto, specialmente dal titolo IX al titolo XVI, alla
compilazione dei quali potetti poco attendere. Aveva proposto di
compiere questo lavoro durante le vacanze parlamentari, per presentarlo
ai voti del Parlamento, alla sua riapertura in novembre prossimo.
Rimaneva anche da risolvere la grave questione della pena di morte, ma
questa questione, naturalmente riserbata al Consiglio de' Ministri,
comunque sarebbe stata risoluta, non avrebbe mutato l'ordinamento
generale del Codice, ma soltanto modificate alcune disposizioni.
Interrotto il lavoro per la dimissione del Ministero, in seguito al voto
del 25 giugno, lascio il disegno del Codice nello stato in cui si trova,
per quello che potrà giovare agli studi ed alle cure dell'onorevole mio
successore. Firmato: G. De Falco ».
C - Primo Procuratore Generale della nuova Cassazione di Roma
Come abbiamo già veduto, con decreto del
13 gennaio 1876, De Falco fu nominato Procuratore Generale presso
la nuova Corte
di Cassazione istituita a Roma. L'avvenimento rappresenta una tappa
estremamente significativa dell'iter professionale, politico e umano del
grande braciglianese. L'incarico di Primo Procuratore gli porge
l'occasione più alta non soltanto per esprimere pienamente se stesso,
ma anche per indicare autorevolmente a tutti gli italiani le vie maestre
di una dottrina giuridica che sa rinnovarsi senza tralignare e sa
storicizzarsi senza relativizzarsi.
Provvidenziale anticipo di quello che fu poi lo stile di De Falco nel ruolo
di Primo Procuratore, lo si trova in un suo scritto del 1864. Infatti,
nel Discorso profferito alla Corte
di Cassazione delle Provincie Napoletane il dì 7 gennaio
1864, in
qualità di Avvocato Generale, egli puntualizza e illustra
magistralmente i gravi e delicati compiti della Cassazione. Li
riassumiamo brevemente con le stesse sue parole:
1)
« Attendere alla custodia del potere legislativo, per mantenerlo
garantito ed immune dalle ingerenze ed usurpazioni delle autorità
giudiziarie » ; 2) « Tutela della indipendenza del potere giudiziario
» ; 3) « Vegliare alla custodia de' limiti di tutt’ì poteri fra
loro, e di mantenere fra essi quella divisione di potestà, che
costituisce l'essenza dei governi costituzionali, e la salvaguardia
maggiore di tutte le libertà pubbliche e private »; 4) « Mantenere
nello Stato l'unità della giurisprudenza e l'uniformità della
legislazione contro le inevitabili divergenze delle interpretazioni
giudiziarie, e la possente influenza delle tradizioni e delle
consuetudini locali »; 5) « Rappresentare al Ministero di giustizia,
nel primo mese di ciascun anno, le osservazioni per il miglioramento
della legislazione, affine di mantenerla, mercè la guida
dell'esperienza, in armonia col tempo, con i suoi progressi, i suoi
bisogni, e la sua mobilità ».
I compiti della Cassazione vengono peraltro
da lui ribaditi e illustrati con maggiore impegno e calore nel discorso
che tenne al Senato l'8 marzo 1871 sul progetto di legge per
l'istituzione della Corte di Cassazione nella sede del governo.
Quando il De Falco si trovò personalmente
responsabile di tutti i gravi e complessi compiti della Cassazione,
sembrò realizzarsi un disegno da molti auspicato e sollecitato.
Ecco come il Foro Napoletano esprime al
Nostro i sentimenti di stima e di attesa per la straordinaria
circostanza:
« Al Commendator
Giovanni De Falco che va in Roma Procurator Generale della nuova
Cassazione. Il Foro Napoletano nella vostra partenza da questa Corte di
Cassazione riconosce quale e quanta virtù di intelletto e di parola si
parte con voi, e vi dà affettuoso il suo addio.
Roma
vede sorgere un'istituzione non pria vista tra le sue mura, che pure
hanno albergata la più gran sapienza del dritto: perché
tal'istituzione destinata a richiamare ai suoi severi principi
l'applicazione della legge, potesse aver vita e autorità condegna,
bisognava che gli uomini i più egregi per ingegno, per indipendenza,
per sapere l'avessero rappresentata. Noi ricordiamo quante volte avete
saputo coll'elegante parola dalle più avviluppate ambagi del fatto far
emergere nitida la luce del dritto e descriverne i supremi concetti,
siamo orgogliosi che la Corte di Cassazione di Roma troverà nella
parola, nell'ingegno, nella sapienza vostra la più bella significazione
dell'utilità e della grandezza sua.
Addio
dunque: i nostri voti vi accompagnano, la ricordanza vostra sarà sempre
onorata fra noi. Napoli 25 gennaio 1876».
In qualità di Procuratore Generale, ogni
anno, dal 1876 al 1885, tenne la prolusione accademica per l'anno
giudiziario. Ciascun discorso, corredato di ampia bibliografia, è
elaborato pressappoco così: 1) Rassegna del lavoro compiuto durante
l'anno giudiziario; 2) Accenno ai principali avvenimenti sociali e
storici dell'anno; 3) Esposizione dei compiti della Cassazione; 4)
Illustrazione dei medesimi alla luce delle norme e dei principi
giuridici vigenti nella legislazione italiana e in quella di altre
nazioni; 5) Brevi memorie biografiche dei grandi giuristi e statisti
morti durante l'anno; 6) Augurio di procedere sempre e meglio per il
bene dell'umanità e l'onore del paese.
Il De Falco ha un vero e proprio culto per la giustizia, che pone al vertice
delle grandi verità che regolano il mondo. Ecco come egli si esprime a
riguardo: « Gli antichi, ai quali
piacque simboleggiare le idee più astratte, rappresentarono la
giustizia come la divinità tutelare, il cui tempio, sempre aperto e di
facile accesso, offrisse a tutti e in tutti i tempi un rifugio sicuro
per la protezione del diritto di ognuno. I magistrati erano i ministri
di questo tempio. L'immaginazione si compiaceva a rivestirli di una
specie di ministero sacro, ed a salutarli come sacerdoti di questa Dea
Giustizia, incaricati di mantenerne vivo ed immaculato il culto, ed
attirare ad essa proseliti e devoti pel rispetto che le professavano,
pel bene che in suo nome spandevano. Bella e maestosa finzione che
sedusse fino l'animo austero dei romani giureconsulti, e che prova
quanto grande era l'idea che si facevano governo delle funzioni del
magistrato.
Comprendo
che codeste immagini un po' ampollose, un po' poetiche non son fatte per
commuovere ed appassionare i nostri animi freddi e positivi; né so se
questo nostro secolo di realtà e di affari possa anche essere secolo di
poesia. Certo poeti non mancano, né subbietti altissimi di poesia. La
risurrezione di nazioni che si dicevano morte, è per se sola un poema.
D'altronde il bello ed il buono sono forme della nostra mente, ed in
ogni età, anche le più tristi e travagliate, non mancano anime elette
che si elevano a contemplarli nella loro eterna sorgente, e con i suoni
armoniosi della loro lira ci traggono fuori le ire e le miserie umane in
più spirabil aere.
Ma
senza chiedere il soccorso dell'allegoria, non si può non riconoscere
che la giustizia sia il primo bisogno dei popoli, la prima gloria delle
nazioni, il legame più potente della società umana. L'uomo le deve la
libertà della sua persona, la tutela dei suoi beni e quella sicurezza
del proprio diritto senza di cui ogni bene sarebbe impossibile. Gli
interessi della giustizia sono perciò i primi e più veri interessi
della società».
Passando quindi a delineare il
compito del magistrato, prosegue: « Assicurare
il regno della legge e la pace fra i cittadini; tracciare a ciascuno con
mano ferma ed imparziale i limiti dei suoi diritti e dei suoi doveri;
restare impassibili in mezzo all'urto delle passioni ed alle agitazioni
dei partiti; affrontare, al bisogno, le ire dei potenti ed i gridii del
volgo per sostenere il debole e l'oppresso; condannare e reprimere
l'ingiustizia in qualunque luogo si mostri e di qualunque nome si vesta;
raffermare l'ordine e la morale pubblica colpendo con vigore quelli che
l'offendano; rappresentare la società intera nel suo potere e nella sua
autorità; rivendicare l'imperio delle leggi, ordinare, vietare, punire
in suo nome:
-
quale missione …! Quanto è essa ammirevole per la sua grandezza!
Quanto spaventevole per la virtù che esige, per la responsabilità che
impone! ».
Detti discorsi furono altamente apprezzati
dagli uomini di governo e dagli stessi Re Vittorio Emanuele Il e Umberto
I.
Di quello tenuto all'Assemblea generale del
2 gennaio 1878 nella lettera datata da Casale Monferrato il 3 marzo
dello stesso anno, così dice Giovanni Lanza: « Caro
De Falco, ricevei e lessi con molto diletto la vostra bella orazione
all'Assemblea della Cassazione. Accogliete le mie congratulazioni per la
nobiltà ed altezza dei concetti e il caldo amore della giustizia di cui
risplende. Dio volesse che essa potesse trasformarsi in tutta la
magistratura! Fino a tanto che avremo una Temi indipendente ed
incorrotta non si deve disperare della sorte nostra; ma guai a noi, se
anch’essa si lasciasse trascinare nell'arena politica e avvolgere
nelle spire dei partiti. Tutto andrebbe perduto ... G. Lanza ».
Lusinghiere parole di compiacimento ebbe
poi il De Falco dal Re Umberto I per il discorso tenuto all'Assemblea
generale del 3 gennaio 1880, per quello del 3 gennaio 1881 e per quello
del 4 gennaio 1882.
Una copia del discorso tenuto all'Assemblea
del 3 gennaio 1885 fu inviata in omaggio alla Regina Margherita di
Savoia. Lo rileviamo dalla lettera che il Cavaliere d'Onore di S. M.
Marchese di Villamarina inviò al De Falco il 28 febbraio dello stesso
anno: « Roma, lì 28
febbraio1885. Eccellenza, Mi sono fatto premuroso dovere di presentare a
S. M. la Regina l'omaggio da V. E. offertole, di un esemplare del
Discorso dall'E. V. pronunciato, il 3 gennaio decorso, nell'Assemblea
Generale di codesta Corte di Cassazione, sull'Amministrazione della
Giustizia.
Sua
Maestà ha accolto il cortese omaggio con vivo gradimento e mi ha
affidato di esprimere a V. E. speciali ringraziamenti nell'Augusto Suo
Nome per l'atto squisitamente gentile e pel novello tributo di
affettuosa devozione.
Nel
compiere il lusinghiere mandato della Graziosa sovrana, manifesto pure
all'E. V. la mia riconoscenza per l'esemplare che Ella si è compiaciuta
di destinarmi, e Le rinnovo, Eccellenza, gli atti della distinta mia
osservanza. Il Cavaliere d'Onore di S. M. Marchese di Villamarina ».
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|
DE
FALCO: L'AVVOCATO
Non meno interessante e geniale appare
l'opera del De Falco come avvocato, formatosi alla scuola del celebre
avvocato cosentino Giuseppe Marini-Serra.
Come si rileva dalle numerose allegazioni o
memorie, innanzi elencate, la varietà dei tempi processuali, cui
s'interessò, abbraccia tutti i rami delle discipline giuridiche.
Ciò che colpisce di più il lettore, è
l'intensa spiritualità del De Falco, il suo elevato umanismo, la vastità
dei suoi interessi, le finissime annotazioni psicologiche, la poderosa
informazione, la stringata organicità del discorso.
Stralciamo dal Discorso pronunciato all'Udienza della Gran Corte Criminale di Napoli
nella tornata del dì 25 settembre
1857 in
difesa del marchese Pasquale De Curtis accusato di omicidio premeditato
in persona di Camillo Curati.
Si tratta di una delle difese più
memorabili del De Falco e si capisce pertanto come la pubblicità, la
complessità, l'intensa partecipazione al processo abbia offerto a lui
delle migliori occasioni per esprimersi totalmente.
A parte la mirabile organicità
dell'arringa, tanto luminosa quanto poderosa nelle sue parti, è
sorprendente l'arte di far convergere, una volta impostata la sua tesi,
tutte le motivazioni, le circostanze, i particolari del discorso verso
la tesi stessa, la quale acquista alla fine il rigore apodittico di un
immenso sillogismo.
« E
vi farò, spero, assistere alla trasformazione successiva che si operò
nella mente di quell'infelice, dal semplice sospetto al dubbio; dal
dubbio alla credenza; dalla credenza alla persuasione, Sarno, che il
marchese De Curtis fosse stato uno de' suoi aggressori.
E voi
vedrete allora che quest'accusa, la quale non era partita che da un
sospetto, e non aveva per fondamento che una congettura, o tutto al più
un giudizio, fu, contro lo sventurato che dovete giudicare, come un'onda
che incalza, come una marea che ingrossa ».
Il motivo viene ripreso al momento giusto,
in maniera che i giudici ne scorgano tutto il potente valore probante.
Ad es.: « Le circostanze del
fatto, la condotta che serbò Curati in quel terribile istante, quello
che disse e quel che fece immediatamente dopo, dimostrano ad evidenza
che egli effettivamente non conobbe in quel tristo momento i suoi
aggressori, perché in verità no'l poteva; che un semplice sospetto il
suo, che il Marchese De Curtis (che il credeva il suo solo nemico),
avesse preso parte al suo omicidio; e che questo sospetto accresciuto a
poco a poco nella sua turbata fantasia, venne in seguito spacciato da
lui come una certezza ».
Ancora:
« Qual fede può aggiustarsi a quelle dichiarazioni, che dal modo come
sursero, dalla maniera come progredirono, si mostrano esser state
effetto di congetture, anziché di sentimento; esser cominciate col
sospetto, esser progredite col dubbio, esser finite con la certezza, ma
certezza argomentata da' fatti supposti, o inesistenti? ».
E verso la conclusione, che deve solo
sintetizzare una tesi ormai evidente «
... quella dichiarazione era varia, e contraddittoria; e nel modo stesso
come veniva riferita, esprimeva un semplice sospetto, il quale, a forza
di contraddizioni, si era a poco a poco nell'animo perturbato di
quell'infelice mutato in certezza ».
Si osservi come nei momenti decisivi della
dimostrazione il discorso prenda le dimensioni di una formidabile
convergenza che parte dalle testimonianze dei grandi maestri Ulpiano,
Gotefredo, Menochio, Farinacio, per arrivare ai giureconsulti più
vicini e attuali De Marinis, Borrelli, Gandino, Merenda, Zanger, Sarno,
Briganti, alla legislazione straniera, ai fatti e processi di notorietà
storica europea, alla attualissima prassi italiana.
Ma ecco il radioso spuntare di una
finissima psicologia del dolore:
«
Vi hanno dei momenti nella vita, ne' quali l'istinto vince la ragione, e
ne' quali i sentimenti dell'animo prorompono impetuosi al di fuori, né
vi ha forza, o argomento che valga a contenerli.
È bello, quanto orgoglioso il dire:
dolore imperversa quanto vuoi; io non ti chiamerò mai dolore; ma se il
dolore strazia le membra dello stoico, gli strapperà de' gemiti e de'
sospiri, poco men che li strapperebbe alla donna e al fanciullo.
È
nobile, quanto decoroso il dimostrare, e meglio l'aver coraggio; ma
quando le palle fischiano, e furiose disseminano la morte, il più
valoroso de' guerrieri china macchinalmente il capo come per salutarle:
tanto la natura è più forte di noi!
È
grande, quanto onorevole il mantenersi calmo ed indifferente in faccia
all'inimico; ma se questo vi minaccia, se questo v'insulta, se questo vi
percuote, o peggio, se vi ferisce, il grido dell'anima straziata
prorompe impetuoso ed irresistibile contro di lui; né vi ha forza, o
ingegno umano che valga a trattenerlo ».
E ancora un'osservazione, tra le tante,
sugli atteggiamenti dell'animo umano:
«
Egli è nella natura dell'uomo che i profondi affetti mal si nascondono
nell'animo; e quando o un pensiero grave ci occupa la mente, o un
sentimento profondo ci agita il cuore, sempre in una maniera, o in
un'altra que’ sensi interni si manifestano al di fuori ».
E sulla psicologia dell'odio: « Potrei
concludere, che chi odia veramente, e intende a vendicarsi, tace il suo
odio, nasconde il suo sdegno, né lo svapora in inutili querirnonie » .
Si noti poi la squisita compostezza dei
sentimenti per cui nel momento della difesa del calunniato non dimentica
la riverenza per il calunniatore estinto: « A
me però dorrebbe oltre misura, se con le mie parole dovessi in alcun
modo turbare le ceneri di quell'estinto: né voglio menomamente
accrescer dolore a dolore di una desolata famiglia. Io divido il suo
duolo, e desidero allontanare scrupolosamente dalla discussione
qualunque parola potesse destare acerbe memorie, o riuscire men che
pietosa per l'ucciso, men che decente alla sua immensa sventura. Voi che
avete un dovere da compiere ancor più grave del mio, estimerete
al
giusto riguardo i nomi, i fatti, le persone. Per me sia pace agli
estinti, ma sia giustizia ai vivi ».
Analizzando un'arringa del De Falco, ne
abbiamo ammirato l'artistica struttura e la vigorosa dialettica; vediamo
adesso come uno scrittore contemporaneo descrive l'oratoria defalchiana.
Il De Rubertis così scrive della
requisitoria del De Falco nella famosa causa di Berenice Manes: «
Bella, dotta, sentimentale era la requisitoria del ... De Falco, che ...
recedeva dalla requisitoria scritta, e non sentendo che la sua
rettitudine, fermo si pronunziava per l'accusata. L'eloquenza, la
filosofia e l'umanità facevano tale contrasto nei forti e sensati suoi
detti, che tu non avresti saputo a quale di queste tre cose dare il
primato. Tanto l'una predominava sull'altra, e l'altra sull'una. Animato
sempre da energico linguaggio, sembrava piuttosto sentire che ragionare.
E perché le sue parole toccavano le corde della ragione e del cuore,
era egli interrotto da continui applausi; ognuno trovando in se il tasto
armonico, che corrispondeva al di lui caldo dire, e alle di lui
emozioni; soprattutto dal Coro di tante gentili Signore, che tocche dal
commovente caso facevano corona all'accorsa e colta udienza».
Ancora. Nella lettera di risposta a De
Falco, che con sua dell'8 agosto lo aveva ringraziato del suddetto
articolo, il medesimo De Rubertis, tra l'altro, dice: « Quando Molise
fu distaccata da Capitanata, di cui era una sezione, il non mai
abbastanza lodato Carlo Vecchione, che occupava la stessa di lei sedia,
ci dava è vero i primi esempi di quella vigoria di sentimenti, e di
quella vigorosa logica, che sono propri di lei. Ma spariva quel maschio
dire, come le acque di un fiume, che si nascondono sotto le arene, per
precipitarsi dopo lungo tratto dall'alto di una rupe, e ricomparire più
rigogliose e belle... Così troviamo ... un vuoto in provincia
nell'eloquenza del Magistrato dal Vecchione a lei, che strappando i
fulmini di Temi dalle mani riunite di tutt'i suoi predecessori, sa
maneggiarli con nuova forza e nuova attitudine; temperati però sempre
da que' nobili sensi di umanità, che è la tendenza del secolo e della
di lei bella anima. Ed oh come questi sensi si sublimano vieppiù
nell'uomo della legge!
L'ammirazione del pubblico non è perciò
un'ammirazione cieca, né sarà del momento; è l'ammirazione pel genio,
che signoreggia; quindi sarà un'ammirazione non peritura ».
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