a cura di Giuseppe Liguori

Braciglianesi Illustri

Giovanni De Falco

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Illustri-braciglianesi-Giovanni-De-Falco.jpg (142745 byte)Giovanni De Falco è il personaggio di maggior rilievo espresso da Bracigliano, una delle figure più significative del Mezzogiorno d'Italia, uno dei protagonisti del Risorgimento. La sua opera di dotto giureconsulto, di eloquente avvocato e di valente statista meriterebbe un'ampia trattazione. Cercheremo di illustrare brevemente i punti salienti della sua opera di giurista, le caratteristiche della sua eloquenza e la sua concezione della politica.

Giovanni De Falco nacque il 28 maggio 1815 dal notaio Nicola e da Agnese Amato; fu battezzato nello stesso giorno con i nomi di Giovanni, Raffaele e Francesco dal Parroco Anzalone.

Il 1815 fu l'anno di eventi decisivi e drammatici per la storia d’Europa; basti dire che fu l'anno del Congresso di Vienna e dei Cento giorni: anno dal quale ebbe inizio un clima politico e spirituale in cui si svilupparono le sette segrete e i moti rivoluzionari, le rivolte patriottiche e le repressioni, i sogni della libertà e i disegni della conservazione.

Come è dato rilevare dalle scelte operate poi nella vita, Gio­vanni De Falco rivisse con intensità il travaglio di quegli anni, sensibile com'era alla politica e alla cultura, ai movimenti dei popoli e al dinamismo della storia.

Si dice che abbia compiuto il corso elementare e i primi studi umanistici sotto la direzione dei Frati del locale Convento di S. Francesco d'Assisi, divenuto in quel tempo centro di studi, dopo i grandiosi lavori di ampliamento e di sistemazione promossi dal P. Bernardino Calabrese da Lioni tra il 1818 e il 1829.

Nel 1830 si portò a Napoli dove completò gli studi umanistici e si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza presso la locale Università.

A giudicare dagli scritti che conserviamo, De Falco manifestò una acuta e precoce sensibilità letteraria e giuridica, coltivò con passione le lingue, particolarmente la francese, si aprì ad ogni interesse culturale e a 23 anni, nel luglio 1836, conseguì il licenziato in diritto. Sono anni intensi di studio e di ricerche, di approfondimento e di riflessione. Nell'agosto del 1838 è dottore in utroque iure e il 2 marzo 1839 viene nominato professore privato di diritto.

Con successivi decreti di Ferdinando II, il 22 marzo 1848 fu nominato Giudice della Gran Corte Criminale di Salerno con le funzioni di Sostituto Procuratore Generale, l'8 di maggio dello stesso anno Giudice della Gran Corte Civile in missione di Procuratore Generale presso la Gran Corte Criminale di Reggio Calabria; pochi giorni dopo, il 24 di maggio, fu trasferito con la medesima carica presso la Gran Corte Criminale di Campobasso.

Il significato della grande fiammata europea del 1848 non sfuggì al De Falco. Seguì da vicino la grande prova che il liberalismo offrì allora in quasi tutte le regioni del continente e partecipò di persona alla breve, ma commovente epopea della rivoluzione costituzionale napoletana. Per questa ragione egli subì le conseguenze della reazione borbonica, seguita al colpo di stato del 15 di maggio: con decreto di Ferdinando Il del 16 novembre 1849, fu sospeso dall'incarico e messo in attesa di destinazione.

Soltanto 11 anni dopo, Francesco II, di fronte al precipitare degli avvenimenti, (i garibaldini erano ormai padroni della Sicilia), si decise a concedere la costituzione, nella speranza di immobilizzare Garibaldi, alleandosi con Torino. Fu in questo clima politico che il De Falco, con decreto di Francesco II del 19 luglio 1860, fu reintegrato nella carica di Procuratore Generale presso la Gran Corte Criminale di S. Maria Capua Vetere con altro decreto del medesimo Francesco II, il 27 luglio dello stesso anno fu trasferito presso la Gran Corte Criminale di Napoli.

Intanto gli eventi politici si susseguono travolgenti: Garibaldi è a Napoli donde Federico II è fuggito; il sogno dei liberali napoletani è una realtà.

Il governo italiano utilizza tutte le personalità più affini al nuovo clima, valendosi del loro contributo politico e scientifico. Prende così l'avvio la luminosa carriera che porterà De Falco a essere membro di varie commissioni legislative, a raggiungere i supremi gradi della magistratura e a diventare infine Ministro Guardasigilli.

Seguiamo questa carriera con ordine.

Tra il 1860 e il 1865, De Falco fu membro delle commissioni legislative istituite per la revisione e il miglioramento della legislazione italiana.

Per molti anni, De Falco fu membro delle commissioni isti­tuite fin dal 1861 per gli esami alle cariche della magistratura e sostenne pressoché solo l'ufficio del pubblico ministero presso la Camera della Corte di Cassazione.

L'ascesa di De Falco ai supremi gradi della magistratura si sviluppa attraverso le seguenti fasi: da Eugenio Principe di Savoia-Carignano, Luogotenente del Re nelle Province napoletane, con decreto del 28 gennaio 1861, viene nominato Consigliere della  Corte Suprema dì Giustizia di Napoli e da Vittorio Emanuele II, con decreto del 6 aprile 1862, è nominato Sostituto Procuratore Generale presso la Cassazione di Napoli; il 27 dicembre 1863 viene elevato al grado di Avvocato Generale presso la Cassazione di Roma.

Articolata in due Sezioni temporanee, l'una per gli affari civili e l'altra per gli affari penali   la nuova Cassazione fu inaugurata con rito solenne nel palazzo del Principe Spada il 4 marzo 1876. I discorsi di circostanza furono tenuti dal Ministro Guardasigilli Paolo Onorato Vigliani, dal Procuratore Generale Giovanni De Falco e dal Presidente anziano Francesco Ghiglieri. Partecipò alla cerimonia S.A.R. Umberto Principe di Piemonte e una eletta schiera d'invitati.

De Falco fu anche uomo di governo, ricoprendo per due volte la carica di Ministro Segretario di Stato di Grazia e Giustizia e dei Culti: la prima volta nel Ministero Lamarmora-Ricasoli dal 31 dicembre 1865 al 20 giugno 1866, quando si dimise per ragioni di salute, la seconda volta nel Ministero Lanza dal 24 febbraio 1871 al 9 luglio 1873. Fu pertanto il primo Ministro Guardasigilli del Regno con Roma capitale.

Inoltre: fu insignito dei seguenti onori: Sovrintendente del Regio Convitto Carminiello di Napoli (D. R. del 10 aprile 1862), Commendatore dell'Ordine Mauriziano (D. R. del 6 giugno 1863), Senatore del Regno (D. R. dell'8 ottobre 1865), Grande Ufficiale dei Santi Maurizio e Lazzaro (R. D. del 20 giugno 1866), Cavaliere di Gran Croce decorato del Gran Cordone dell'Ordine Equestre dei Santi Maurizio e Lazzaro (R. D. del 5 giugno 1871) e

Cavaliere di Gran Croce decorato del Gran Cordone dell'Ordine Equestre della Corona d'Italia (R. D. del primo giugno 1872). Ebbe anche le onorificenze di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di S. Marino il 10 agosto 1871; di Cittadino Romano il 16 agosto 1871; di Gran Croce dell'Ordine della Rosa del Brasile l'anno 1873. Infine, con decreto di Umberto I dell'11 giugno 1885, fu chiamato a far parte del Consiglio del Contenzioso Diplomatico al posto resosi vacante per la morte del Senatore Conte Terenzio Mamiani della Rovere.

Per le sue qualità, godeva della stima e dell'amicizia delle più eminenti personalità, specialmente del giurista Giuseppe Pisanelli, dell'economista Antonio Scialoja, dell'avvocato Giuseppe Marini Serra, del diplomatico Carlo Cadorna, dello statista Giovanni Lanza e del Re Vittorio Emanuele II, che gli affidò delicati uffici da svolgere presso il governo inglese.

I gravosi impegni della sua multiforme attività non gli impedirono di visitare spesso il suo paese natio, di interessarsi dei suoi problemi, di mantenere vivi i legami di amicizia e di affetto con i suoi concittadini, cercando di rendersi utile a tutti. Tra le opere realizzate per sua iniziativa, vanno ricordate: l'apertura della strada provinciale Sarno-Braciglíano-Forino; la dotazione delle tre parrocchie di concerto di campane; la conservazione della comunità religiosa del convento di S. Francesco d'Assisi al tempo della soppressione del 1866 e il lascito della sua ricca biblioteca agli studiosi del paese.

Vanto e decoro del paese, Giovanni De Falco è celebrato come la più eminente personalità di tutta la storia di Bracigliano.

Morì a Napoli il 25 febbraio 1886 e fu sepolto nel cimitero di quella città. Il 6 giugno 1889, il suo corpo mummificato venne trasferito con solenni onoranze funebri nella sontuosa cappella, fatta costruire nel frattempo nel cimitero di Bracigliano dal fratello Giuseppe, in esecuzione di espressa disposizione testamentaria. In detta cappella, distribuita su 6 lapidi, si legge la seguente epigrafe:

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I

IL COMM. GIOVANNI DE FALCO

DOTTO GIURECONSULTO ELOQUENTE AVVOCATO STATISTA INSIGNE

PROCURATORE GENERALE DELLA CASSAZIONE ROMANA

SENATORE DEL REGNO

DUE VOLTE MINISTRO GUARDASIGILLI

CON LA INVITTA COSTANZA DEL CARATTERE

E CON LA CIVILE SAPIENZA VINSE

LA INIQUITÁ DELLA FORTUNA

E ONORÓ LA SUA PATRIA

 

II

AMO L'ITALIA

E CONSACRÓ AD ESSA

L'INGEGNO GLI STUDI

I GIOVANILI ENTUSIASMI

LA PACE SECURA E TRANQUILLA

DELLE DOMESTICHE PARETI

LO STESSO TENERO AMORE

DELLA VECCHIA SUA MADRE

E ALLE AMAREZZE DELL'ESILIO

Al DOLORI

VIRILMENTE SOFFERTI

NON REPUTO

ALTRO REGNO MIGLIORE

IL TRIONFO DEL SUO IDEALE

IL RISORGIMENTO DELLA PATRIA

 

III

CONTINUATORE

DELLE GLORIOSE TRADIZIONI

DEL FORO NAPOLETANO

D'INGEGNO VARIO E VERSATILE

L'ARDIMENTO

DELLA SPECULAZIONE

CON LA VIVACITÁ

DELLA FANTASIA

BELLAMENTE CONTEMPERANDO

LE PIÙ ARIDE QUESTIONI

DI DIRITTO

E DI ECONOMIA SOCIALE

ALL'ALTEZZA DEI PRINCIPI

ELEVAVA

E CON FACILE

ELEGANTE ELOQUIO

ILLEGIADRIVA

 

IV

NELLA RIFORMA

DEL CODICE ITALIANO

A CUI EBBE PARTE

NON VAGÒ

NELLE REGIONI FANTASTICHE

DI VANE UTOPIE

MA LA REALTA

DELLE CONDIZIONI STORICHE

SEPPE ARMONIZZARE

CON L'IDEALE DEL DIRITTO

TRASFERITA IN ROMA

LA SEDE DEL NUOVO REGNO

A TRANQUILLARE LE COSCIENZE

L'OPERA SUA ASSOCIÒ A QUELLA

DEI PIÙ SAPIENTI STATISTI PER TUTELARE

CON SOLENNI GUARENTIGIE

LA LIBERTA DEL PONTEFICE

 

V

A TE

ORNAMENTO E DECORO D'ITALIA

ORGOGLIO E VANTO

DEL BORGO NATIO

IL FRATEL TUO

GIUSEPPE

A CUI LEGASTI

PERENNE E RICCO RETAGGIO

DI NOBILI ESEMPI

E DI VIRILI PROPOSITI

A LENIMENTO DI CORDOGLIO

A MEMORIA DUREVOLE

D'IMPERITURA GRATITUDINE

QUESTO MONUMENTO

LAGRIMANDO ERESSE

 

NACQUE IN BRACIGLIANO

IL DÌ XXVIII MAGGIO MDCCCXV

MORÌ IN NAPOLI

IL DÌ XXV FEBBRAIO MDCCCLXXXVI

.

Il Consiglio Provinciale, nella sessione straordinaria tenuta il 28 maggio 1889 con la partecipazione del Commissario Regio Comm. Giura, Prefetto della Provincia, accogliendo il voto formulato dalla Giunta Comunale di Bracigliano il 14 febbraio dello stesso anno, decise unanimemente per acclamazione di apporre sul palazzo della Provincia una lapide per tramandare «ai posteri le virtù preclari del dotto giureconsulto, del valente statista e dell'esimio concittadino».

            La lapide, scoperta l'anno dopo, dice:

NON IRRIGIDITO IN QUESTO MARMO

VIVRÀ

IL NOME GLORIOSO DI GIOVANNI DE FALCO

MA NELLE SANTE MEMORIE DELLA PATRIA

DOVE È REGISTRATA

LA SUA DESTITUZIONE DA PROCURATORE GENERALE

PERCHÈ NON VOLLE CURVARSI

ALLO SPERGIURO DEL 15 MAGGIO 1848

SERENAMENTE ABBRACCIANDO

I CEPPI LE PERSECUZIONI L'ESILIO

MA NELLA STORIA DEL SUPREMO COLLEGIO NAPOLITANO

NEI RICORDI

DELLA PRIMA CASSAZIONE DI ROMA LIBERATA

NEGLI ATTI DEL SENATO D'ITALIA

LEGGERANNO I POSTERI IL NOME

DI CHI CUSTODÌ PER DUE VOLTE I SIGILLI DELLO STATO

MA PIÙ ANCORA

SUL MONUMENTO SUPERBO DEL PATRIO DIRITTO

LA FACE VIVISSIMA DEL SUO PENSIERO

RILUCERÀ PERENNE

COME TRIBUTO A TANTO CONCITTADINO

IL CONSIGLIO DELLA PROVINCIA DI SALERNO

QUESTA LAPIDE POSE – 1890

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              Il fratello Giuseppe curò il trasporto dalla casa di Napoli a quella paterna di Bracigliano della biblioteca, del carteggio e di tutti i ricordi personali dell'estinto, ordinandoli in due stanze e due ammezzati. Attualmente, essendosi completamente estinta la famiglia De Falco , i suddetti locali sono custoditi dal Comune, che permette agli studiosi di consultare i libri e i documenti. Sulla facciata esterna di casa De Falco si legge la seguente epigrafe:

IN QUESTA CASA

AL 28 MAGGIO 1815

NACQUE

GIOVANNI DE FALCO

PATRIOTA POLITICO GIURECONSULTO INSIGNE

MORTO A NAPOLI

AL 25 FEBBRAIO 1886

DEPOSTO NEL SEPOLCRO A SE STESSO PREPARATO

AL 6 GIUGNO 1889

SEMPRE VIVO NELLA STORIA

QUESTA LAPIDE

RICORDA Al VENTURI

GIUSEPPE DE FALCO

FRATELLO AMATISSIMO

POSE

NELL'ANNO 1892

.

O P E R E

Lezioni di diritto penale (lavoro inedito).

Discorso pronunziato in difesa di Antonio Pellegrino e Michele Di Nardo, accusati di omicidio premeditato in persona di Salvatore Bevilacqua (lavoro inedito di pp. 232).

Foglietti non legati in volume e non numerati con pensieri e annotazioni (lavoro inedito).

Della filosofia della storia applicata alla giurisprudenza, in Biblioteca di scienze morali, legislative ed economiche, Anno 1844, Fase. XI, pp. 641-658.

Discorso pronunciato all'udienza della Gran Corte Criminale di Napoli nel dì 25 settembre 1857 in difesa del marchese Pasquale De Curtis accusato di omicidio premeditato in persona di Camillo Curati, Napoli, 1858, pp. 202.

Discorso profferito alla Corte di Cassazione delle Provincie Napoletane il dì 7 gennaio 1864, Napoli, 1864, pp. 39.

Discorso pronunciato nel Senato nella tornata dell'8 marzo 1871 sul progetto di legge per lo stabilimento della Corte di Cassazione nella sede del governo, Firenze, 1871, pp. 43.

Discorso pronunziato nella tornata del Senato del 30 aprile 1871 sull'Articolo XVI del Disegno di Legge per le Guarentigie delle Prerogative del Sommo Pontefice e della Santa Sede e per le relazioni dello Stato con la Chiesa, Firenze, 1871, pp. 36.

Discorso pronunziato il 4 marzo 1876 per l'inaugurazione della Corte di Cassazione di Roma, Roma, 1876, pp. 29-55.

Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea generale del 2 gennaio 1877, Roma, 1877, pp. 44.

Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea generale del 2 gennaio 1878, Roma, 1878, pp. 46.

Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea generale del 2 gennaio 1879, Roma, 1879, pp. 38.

Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea generale del 3 gennaio 1880, Roma, 1880, pp. 48.

Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea generale del 3 gennaio 1881, Roma, 1881, pp. 52.

Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea generale del 4 gennaio 1882, Roma, 1882, pp. 46.

Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea generale del 3 gennaio 1883, Roma, 1883, pp. 62.

Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea generale del 3 gennaio 1884, Roma, 1884, pp. 57.

Discorso pronunziato presso la Corte di Cassazione di Roma nella Assemblea generale del 3 gennaio 1885, Roma, 1885, pp. 57

Confutazione del ricorso per annullamento prodotto dai fratelli Santanna, Michele Provenzano, Luigi Greco e Raffaele Rovella condannati alla pena dell'ergastolo dalla Gran Corte Speciale di Calabria Citeriore. Commissario il Cav. Longobardi. Napoli, 1835, pp. 36.

Memoria per li Signori D. Vincenzo e D. Luca Bazzicalupo. Napoli, 1839, pp. 34.

Memoria per Martino Caniglia presso la Gran Corte de' Conti. Commissario della causa l'onorevole Consigliere Pandolfelli, Napoli, 1840, pp. 51.

Memoria per D. Marco Graziani presso la Gran Corte Civile di Napoli, Napoli, 1840, pp. 66.

Memoria per Martino Caniglia ed i fratelli Giuseppe, Giambattista e Vincenzo De Angelis presso la Consulta di Stato, per la causa di ristabilimento di confini, Napoli, 1840, pp. 48.

Memoria per Martino Caniglia presso la Consulta di Stato, per la causa relativa alla pesca, Napoli, 1840, pp. 47.

Sunto delle difese di Martino Caniglia nelle due cause relative al ristabilimento dei confini ed alla pesca, Napoli, 1841, pp. 12.

Memoria per Martino Caniglia nella causa contro il Comune di Lesina, Napoli, 1842, pp. 49.

Memoria per la Compagnia del Sebeto contro Agricola Faraud, presso la Corte Suprema di Giustizia, Napoli, 1842, pp. 63.

Memoria per la Compagnia del Sebeto querelante e parte civile nella causa di falsità e frode qualificata contro Agricola Faraud, Napoli, ... , pp. 160.

Memoria per D. Aniello D'Amore querelante e parte civile nel giudizio di falsità promosso contro D. Candido e D. Francescantonio Venditti, da servire nella causa presso la C. S. di Giustizia. A relazione dell'ottimo Consigliere Corvaja, Napoli, 1843, pp. 79.

Memoria per D. Aniello De Simone da servire nella causa presso la Corte Suprema di Giustizia contro D. Leandro Beltrani qual vicario

generale di Carlomaria Persico. A relazione dell'ottimo Cav. Ricca, Napoli, 1843, pp. 65.

Osservazioni per De Simone contro Parsico, Napoli, ... pp. 4.

Memoria per D. Pietro D'Alcantara Giron Duca di Osuna ed il Brigadiere D. Emmanuele de Toledo contro i Signori Francica, Napoli, 1844,

pp. 52.

Memoria per D. Aniello De Simone da servire nella causa contro D. Leandro Beltrani qual vicario generale di Carlomaria Persico, Napoli, 1844, pp. 45.

Memoria per D. Giovanni Cafaro contro D. Rosa Cafaro, D. Lucrezia Cafaro e D. Cristofaro Scotto, relativa al ricorso per annullamento avverso la decisone di graduazione del 22 settembre 1841, Napoli, 1844,

pp. 22.

Memorie pel Consigliere D'Intendenza D. Giovanni Cafaro contro le di lui sorelle, relative ai ricorsi per annullamento avverso le decisioni della Gran Corte Civile di Napoli del 29 ottobre 1842, Napoli, 1844, pp. 16.

Memoria di annullamento per Domenico Mastrangelo condannato dalla Gran Corte Criminale di Lucera alla pena di morte, nella Suprema Corte di Giustizia. A relazione dell'onorevolissimo signor Consigliere Barone Corvaja, Napoli, 1844, pp. 17.

Ricorso per annullamento avverso la decisione della Gran Corte di Terra di Lavoro che condanna Antonio Pellegrino alla pena di morte e Michele di Nardo alla pena di 25 anni di ferri, nella Corte Suprema di Giustizia, Napoli, 1844, pp. 38.

Motivi aggiunti in sostegno del ricorso per annullamento di Giuseppe Vallonghini e Domenico Montanari condannati a morte e di Francesco Montanari e Pasquantonio Fiorano condannati alla pena di 25 anni di ferri, Napoli, 1845, pp. 42.

Memoria pel Comune di Bracigliano contro D. Nicola Aliberti, D. Gaetano Pisacane e D. Domenico Pastore, Napoli, 1845, pp. 30.

Fatti e osservazioni a pro degli credi del Barone Ciccone nel giudizio di falsità promosso contro D. Beniamino Tigrotti. Commissario l'integerrimo Barone Staffa, Napoli, 1846, pp. 43.

Motivi di appello per D. Francesco e D. Raffaele Pecorari, nella Gran Corte Criminale di Terra di Lavoro, Napoli, 1847, pp. 16.

Fatti e osservazioni a pro di D. Michelangelo Guida nel giudizio di falsità contro D. Gaetano A. _ Napoli, 1847, pp. 71.

Memoria per D. Raffaele ed altri Damato contro D. Pasquale, D. Fortunata ed altri Damato, presso il Tribunale Civile di Salerno, Napoli, 1847, pp. 107.

Appendice alla memoria per D. Raffaele ed altri Damato contro D. Pasquale e D. Fortunata Damato, presso il Tribunale Civile di Salerno, Napoli, 1847, pp. 29.

Per D. Antonio, D. Luca, D. Tomaso ed altri Galluccio contro il monastero di S. Teresa di S. Giorgio, presso la Gran Corte Civile , Napoli, 1848, pp. 12.

Poche idee a pro del medico D. Biagio Ravo contro gli credi di D. Gennaro Mondelli, nella 2' Camera della Gran Corte Civile. Commissario l'onorevolissimo Consigliere D. Francesco Bazzicalupo, Napoli, 1850, pp. 32.

Motivi per annullamento in appoggio del ricorso di Giuseppe Mazzariello e Bernardino Di Risio, condannati ad anni 13 di ferri, Napoli, 1850, pp. 20.

Per l'amministrazione generale dei Dazi indiretti contro Esposito Verginiello, Luigi Esposito e Luigi Murone, nella Camera Civile della Corte Suprema di Giustizia, Napoli, 1850, pp. 49.

Per Gambardella contro Panetta, alla Corte Suprema di Giustizia. Relatore il meritevolissimo signor Consigliere Perillo. Causa a trattarsi il 19 novembre 1850, Napoli, 1850, pp. 43.

Memoria del Signor Duca di Roccapiemonte D. Vincenzo Fieschi Ravaschieri querelante e parte civile nel giudizio di falsità delle firme e delle girate di ventitré polizze di Banco contro Francesco Cucca ed altri, Napoli, 1851, pp. 80.

Pel signor Marchese di Ducenta querelante e parte civile, nel giudizio penale di frode e falsità contro Giuseppe Capuano, Napoli, 1852, pp. 44.

Quistione. (Appendice alla Memoria pel Marchese di Ducenta contro Giuseppe Capuano). Napoli, 1852, pp. 15.

Per D. Francesco Pecoraro contro i signori Canzanella e Guida, presso la 4' Camera del Tribunale Civile, Napoli 1852, pp. 27.

Pel signor Pasquale Monte contro la città di Napoli, nella Gran Corte de' Conti, Napoli, 1852, pp. 26.

Pel Parroco D. Francesco Saverio Gisolfi contro D. Giuseppe Gaudelli, presso la Y Camera della Gran Corte Civile, Napoli, 1853, pp. 12.

Pel Duca di Roccapiemonte contro il Banco delle due Sicilie ed altri, presso la 4' Camera del Tribunale Civile, Napoli, 1854, pp. 48.

Pel Duca di Roccapiemonte contro il Banco delle due Sicilie. (Qui­stione di competenza presso la Gran Corte Civile di Napoli 2' Camera). Napoli, 1854, pp. 18.

Pel Cav. D. Alessandro Micheroux contro i coloni di Bacucco. (Quistione di terraggìo, in grado di secondo rinvio della Corte Suprema, presso la 2' Camera della Gran Corte Civile). Napoli, 1885, pp. 148.

Per gli eredi di D. Giacinto Torchiarulo contro D. Nicola Padovano, N. Ferdinando Salernitano ed altri. (Giudizio di falsità presso la Gran Corte Criminale di Napoli). Napoli, 1885, pp. 127.

Motivi di annullamento per Antonio Di Palma condannato a 25 anni di ferri per omicidio, presso la Corte Suprema di Giustizia, Napoli, 1855 pp. 12.

Per Elisabetta Pittella contro Tomaso Monte, (giudizio di furto presso la Gran Corte Criminale di Napoli), Napoli, 1855, pp. 10.

Per Pasquale Russo contro i coniugi Leognani e Cattaneo.

Progetti di legge - Camera dei Deputati 1866-1873.

Progetti di legge - Senato del Regno 1866-1873.

Progetto di legge per Codice Penale, pp. 146.

I documenti del carteggio De Falco si possono classificare così:

1) Lettere confidenziali, familiari, giudiziarie e politiche. Le più numerose ed importanti sono di Giovanni Lanza. Le altre sono di Giuseppe Pisanelli, Antonio Scialoja, Carlo Cadorna, Giuseppe Vacca, Raffaele Conforti, Eugenio Grimaldi, Mattia De Simone, Domenico Albano, Alfonso Lamagna, Paolo Onorato Vigliani, Chiaves, Natoli, Coppino, Tajani ecc.

2) Lettere e dispacci cifrati relativi al processo dell'ex Questore del V Albanese e compagni.

3) Estratto di nascita, foglio di matricola, diplomi di licenza e di laurea.

4) Decreti reali e ministeriali di nomine e di incarichi.

5) Busta con diplomi delle decorazioni italiane ed estere.

6) Decreto di Ferdinando Il che destituisce De Falco, colpevole della sua opera unitaria italiana e decreto di reintegrazione di Francesco II.

7) Passaporto per l'estero con lettera d'accompagnamento.

8) Indirizzo d'omaggio del Foro Napoletano a De Falco nominato Procuratore Generale della nuova Cassazione di Roma.

9) Proposta della Giunta Municipale di Bracigliano al Consiglio Provinciale per una lapide commemorativa a De Falco.

10) Relazione della sessione straordinaria celebrata dal Consiglio Provinciale il 28 maggio 1889 per la lapide commemorativa a De Falco al palazzo della Prefettura.

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DE FALCO: IL GIURISTA

In una presentazione come quella che stiamo tentando, è difficile esprimere compiutamente le qualità, le tendenze, i gusti, in una parola, la singolare genialità del De Falco giurista e avvo­cato. Se questo saggio fosse destinato ai soli esperti del diritto, esso dovrebbe puntualmente riferire le molteplici, complesse, straordinarie doti che il De Falco possedeva e splendidamente metteva in luce ogni qualvolta esaminava e puntualizzava un atto giuridico più o meno importante, una legislazione di riso­nanza settoriale o generale, un processo più o meno famoso. Si potrebbe ammirare ad esempio il metodo, classico e personale al tempo stesso, di formulare una proposta di legge, di illuminare una situazione giuridica, di impostare un'arringa, di sviluppare una teoria giuridica.

Esaminando la sua intensa attività, un aspetto ci ha forte­mente sorpreso: la sua forma mentis, la freschezza speculativa, ben armonizzata con una vibrante e costante concretezza.

Nel saggio Della filosofia della storia applicata alla giurispru­denza, rivolto a stabilire un confronto tra la filosofia della storia del Vico e i suoi sviluppi successivi, il De Falco, dopo aver sgom­brato il terreno dalla pesante accusa di sensismo, formulata da uno studioso nei confronti della scienza contemporanea, pro­cede verso la tesi che gli interessa direttamente: l'opportunità di utilizzare le grandi intuizioni del Vico nel campo del diritto, di applicare cioè la filosofia della storia alla giurisprudenza.

Secondo il De Falco, la grandiosa, immortale scoperta del Vico, la Scienza Nuova , vale a dire il senso della storia, come

scienza umanitaria, come l'umanità scoperta a se stessa, non solo è stata poco significativamente o solo parzialmente anticipata, ma non ha avuto, ed è questo il rammarico più grave, il seguito, lo sviluppo, le applicazioni che meritava. Soprattutto il corso nel campo del diritto, tanto importante e per il Vico e per il De Falco, la sintesi di filosofia e di filologia, di vero e di fatto, di ragione e di autorità, di cogitare et videre, è stata tanto poco applicata che occorre attendere un suo contemporaneo, Nicola Nicolini, per vederne finalmente una significativa presa di coscienza.

Ma la cosa più rilevante dal punto di vista più strettamente scientifico, è che il De Falco, certamente ben informato e sollecitato dalle prospettive vichiane del Nicolini, apre un discorso del tutto originale, che è non soltanto una significativa sintesi del suo poderoso ingegno, ma anche una direttiva di lavoro, che, a nostro avviso, è tuttora di scottante attualità.

I cenni di questa prospettiva defalchiana convergono su quattro forme di influenza o di vantaggio che la filosofia della storia può avere sul diritto.

"La prima sta in ciò, che quando la scienza del diritto si appoggia alla filosofia della storia, essa non può partire da una

filosofia per dir così parziale, gretta ed egoista; ma deve di necessità aver per base una filosofia vera, generosa, umanitaria".

"Il secondo vantaggio che nasce dalla filosofia della storia applicata alla giurisprudenza sta in ciò, che in questo sistema la filosofia convalidando le sue teorie con la certezza dei fatti, esce da ogni sorta di utopia. La teoria di necessità si mette allora di accordo con la pratica; i sapienti con i saggi; i filosofi con i legislatori; le astrattezze dei sistemi con lo stato e la credenza dei popoli" .

"Il terzo vantaggio sta in ciò, che questo sistema seguendo il corso dell'umanità nel cammino della civiltà ed in tutt’i sviluppamenti della sua storia, è necessariamente un sistema d'immegliamento e di progresso. Esso non solo giudica sapientemente del passato, ma insegna a seguire le trasformazioni del presente, a prevedere l'avvenire, ed a metter le leggi e le istituzioni in armonia colla natura dell'uomo e col progresso del suo incivilimento".

"Il quarto vantaggio che deriva dalla filosofia della storia applicata alla scienza del dritto riguarda soprattutto la giurisprudenza pratica. Il dritto, come la geometria sta sopra punti fondamentali e generatori; e la scienza del giureconsulto consiste appunto in dedurre le conseguenze dalla conoscenza de' principi. Or per far ciò è necessario senza dubbio che la scienza sia ricca e potente, e che il giureconsulto faccia tesoro del doppio ammaestramento della filosofia e della storia, per interpretare sapientemente i testi e le legislazioni. Imperocché è in questo modo soltanto che conoscendosi la natura, l'occasione e la storia di ciascuna legge, l'applicazione non ne diviene arbitraria, e la legislazione vien mantenuta in armonia col tempo, co' suoi progressi, colla sua mobilità".

Premesso questo spunto filosofico e vichiano della dottrina del De Falco, eccoci al tema proposto.

La complessa e notevole attività svolta da De Falco nel campo della giurisprudenza, può essere riassunta intorno a questi punti: a) fu membro delle commissioni legislative istituite tra il 1860 e il 1865 per migliorare la legislazione italiana; b) elaborò svariati progetti di legge, gran parte dei quali fu tradotta in legge. In particolare occorre ricordare il notevolissimo progetto di legge per il Codice Penale; e) fu il primo Procuratore Generale della nuova Cassazione istituita a Roma nel 1876. Questa mansione fornì al De Falco molte occasioni per manifestare le sue geniali concezioni e per intraprendere originali iniziative.

Fermiamoci brevemente sui punti sopraindicati.

 

A - Membro di commissioni legislative

Uno dei maggiori impegni affrontati dallo Stato agli albori del Regno d'Italia fu la revisione, il miglioramento e l'unificazione della legislazione italiana. Furono chiamati a partecipare commissioni i più insigni giuristi del tempo; dalle lettere circolari d'invito, si rileva ad un tempo e l'importanza di dette commissioni e l'alto riconoscimento dell'ingegno e della dottrina del Nostro.

La prima lettera circolare in ordine di tempo, diretta ai membri della commissione legislativa, istituita con decreto ministeriale del 15 settembre 1860, dice: "Napoli 15 settembre 1860. Signori, Io commetto con fiducia alle SS. LL. un compito grave e delicato. Se in tutti i tempi è importante che l'amministrazione pubblica si aiuti dell'opera dei privati cittadini e s’inspiri della pubblica opinione, è ciò indispensabile ai reggimenti liberi, massime ne' loro albori. Sono certo pertanto che le SS. LL. non che mancheranno del loro consenso al bene pubblico, ed io ne fo pieno affidamento.

Da tutti si reclama una riforma nella magistratura, ma essa sarà tanto più salutare per quanto si mostrerà più giusta e meglio corrispondente alla pubblica opinione.

Per raggiungere questo scopo mi è paruto indispensabile nominare una commissione competente di persone ragguardevoli, la quale animata dall'amore del pubblico bene, nel più breve tempo possibile, e con franchezza, proponesse tutti quei miglioramenti che stima necessari nel personale della magistratura. A tale scopo nomino SS. LL. e pongo a loro disposizione tutt'i documenti che sono nel Ministero, e verrà pure destinata una stanza per le loro riunioni.

L'ultima e più calda mia preghiera è quella che le SS. LL. si vogliano occupare senza indugio e con la massima alacrità possibile dello incarico che ò l'onore di commettere. Il Ministro G. Pisanelli "

Con decreto ministeriale del 6 agosto 1861, De Falco fu costituito membro della commissione per l'introduzione del Codice Penale e di Procedura penale e per la compilazione della Legge organica per l'ordinamento giudiziario nelle Province Napoletane.

Con decreto ministeriale del 12 febbraio 1863, De Falco fu nominato membro della commissione istituita per apportare miglioramenti al Codice Penale da introdurre nella Toscana. La circolare ministeriale è così formulata: " Torino 12 febbraio 1863. Ogni italiano deve vivamente desiderare che la unità della Nazione sia rafforzata dall'uniformità della legislazione; la qual cosa, a dir vero, non è più un desiderio in riguardo alle leggi penali ed a quelle ordinatrici de' magistrati e del procedimento penale, dappoiché, eccettuata quasi la sola Toscana , esse sono le stesse in tutte le altre province. Se non che è pur da desiderare, che nell'estendersi dette leggi alla Toscana s'investighi, se potessero ricevere altri miglioramenti, dettati dai progressi della scienza, e dalla pratica finora avuta. Ed in spezialità è mestieri indagare, se in talune parti sia da modificare la dichiarazione de' fatti annoverati tra reati, o la corrispondente penalità; se la competenza possa meglio ripartirsi ed ordinarsi tra le diverse giurisdizioni; e se il procedimento possa rendersi più spedito e semplice senza danno della verità, di cui dev'essere mallevadore. Egli è perciò, che lo scrivente si rivolge alle SS. LL., che alla piena cognizione del giure penale accoppiano quella de' dati della esperienza; perché si compiacciano di trasmettergli al più presto i risultamenti delle loro investigazioni sul proposito. E gli giova sperare, che, mercè tale cooperazione, la legislazione penale, che in Italia ebbe i suoi primi riformatori, ora possa attingere quello stato di perfezione, che è richiesto dalla civiltà dei tempi. Il Ministro Pisanelli ".

Sempre nell'intento di apportare miglioramenti alla legislazione italiana, in armonia con i progressi delle civiltà e della scienza, una nuova commissione di esperti fu costituita con decreto ministeriale del 16 aprile 1863. Di detta commissione il De Falco fu invitato a far parte dal Ministro Pisanelli con lettera del 19 settembre 1863.

Il De Falco venne nominato membro anche della commissione istituita dal Re Vittorio Emanuele II il 2 aprile 1865 per

la revisione dei Codici e delle Leggi. Il Ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti gliene diede notizia con lettera del 4 aprile 1865.

Esso dice: " Torino, il 4 aprile 1865. Sua Maestà con Decreto del 2 corrente mese, istituendo una Commissione incaricata di rivedere i Codici e le leggi che dovranno pubblicarsi in virtù dei poteri conferiti al governo per recare in atto l'unificazione legislativa del regno, chiama V. S. Onorevolissima a farne parte.

Reputo ventura che in un'opera cotanto grave qual è quella di coordinare e rendere conformi la legislazione civile, penale e le istituzioni giudiziarie in Italia io possa avere il sussidio del senno, dell'ingegno e della dottrina di Lei.

Il breve spazio di tempo entro il quale per prescrizione di legge dovrà compiersi il lavoro di revisione, m'impone la necessità di affrettare la convocazione della Commissione, e di invitare perciò V. S. di recarsi Lunedì sera (10 corrente mese) alle ore 8,30 nel Palazzo del Senato ove sarà tenuta la prima riunione generale.

Voglia aggradire le testimonianze della più alta mia considerazione. Il Ministro G. Vacca”.

Pochi giorni dopo, lo stesso Ministro comunicò al De Falco: « Torino, Aprile 1865. Con Decreto in data di ieri S. M. ha nominato la S. V. Ill. a R. Commissario per sostenere la discussione che avrà luogo nel Senato del Regno sul progetto di legge per l'estensione alla Toscana del Codice Penale vigente nelle altre parti dello Stato.

Lo scrivente è lieto di partecipare tale sovrana disposizione nella quale Ella certamente scorgerà una novella prova della stima che il Sovrano fa dell'ingegno e della profonda dottrina di cui va distinta la S. S. Il Ministro G. Vacca ».

 

B - Progetti di legge

Ed ecco la lunga (forse incompleta) serie di progetti di legge preparati dall'attività instancabile di Giovanni De Falco.

Progetto di legge per il riordinamento dell'amministrazione della giustizia correzionale; riduzione del numero dei tribunali civili e correzionali; facoltà per nuova circoscrizione delle Preture, presentato alla Camera il 19 aprile 1866, n. 97, pp. 26.

Progetto di legge per l'approvazione della tariffa per gli atti giudiziari in materia civile, presentato alla Camera il 6 dicembre 1871, n. 26, pp. 46.

Progetto di legge per il riordinamento del notariato, presentato alla Camera il 6 dicembre 1871, n. 27, pp. 46 e al Senato il 27 marzo 1866, n. 28, pp. 60.

Progetto di legge per l'esercizio delle professioni d'avvocato e di procuratore, presentato alla Camera il 5 dicembre 1871, n. 28, pp. 16 e al Senato il 23 marzo 1866, n. 27, pp. 40.

Progetto di legge per l'affrancamento delle decime feudali nelle provincie napoletane e siciliane, presentato alla Camera il 5 dicembre 1871, n. 29, pp. 7; 27 maggio 1872, n. 29A, pp. 13 e al Senato il 4 aprile 1873, n. 118, pp. 9; 30 aprile 1873, n. 118A, pp. 3.

Progetto di legge per la facoltà al Governo di aumentare temporaneamente una sezione di Corte d'appello di Genova, presentato alla Camera il 15 gennaio 1872, n. 56, pp. 3; 31 gennaio 1872, n. 56A, pp. 3.

Progetto di legge per le modificazioni all'ordinamento dei Giurati, presentato alla Camera il 30 gennaio 1872, n. 64, pp. 107; 14 febbraio 1873 n. 64A, pp. 37.

Progetto di legge per l'ordinamento della Corte di Cassazione presentato alla Camera il 29 maggio 1872, n. 122, pp. 35 e al Senato il primo febbraio 1872, n. 27, pp. 87, n. 27A, pp. 137, n. 2713, pp. 72.

Progetto di legge per la ricostituzione dell'antico ufficio ipotecario di Mantova, presentato alla Camera il 29 maggio 1872, n. 123, pp. 5; 5 giugno 1872, n. 123A, pp. 5.

Progetto di legge per la estensione alla provincia di Roma delle leggi sulle Corporazioni religiose e sulla conversione dei beni immobili degli enti morali ecclesiastici, presentato alla Camera il 20 novembre 1872, n. 136, pp. 52, Allegati pp. 153; 3 aprile 1873, n. 136A, pp. 27; 7 maggio 1873, n. 13613, pp. 4 e al Senato il 29 maggio 1873 n. 123, pp. 38; Il giugno 1873, n. 123A, pp. 8.

Progetto di legge per la proibizione dell'impiego dei fanciulli in professioni girovaghe, presentato alla Camera il 22 novembre 1872, n. 142, pp. 49; 19 marzo 1873, n. 142A, pp. 84 e al Senato il 23 marzo 1868, n. 183, pp. 25; 18 novembre 1869, n. 2, p. 1; 26 febbraio 1870, n. 2A, pp. 47; 29 maggio 1873, n. 121, pp. 11.

Progetto di legge per l'aumento di alcuni Funzionari presso le Corti di appello di Roma, Cagliari e Messina e presso i Tribunali civili e correzionali di Roma, Genova e Casale ed istituzione di due nuove preture .nella città di Roma, presentato alla Camera il 20 dicembre 1872, n. 157, pp. 13; 13 marzo 1873, n. 157A, pp. 4; 16 maggio 1873, n. 157B, pp. 7; 27 maggio 1873, n. 157C , pp. 3 e al Senato il 31 marzo 1873, n. 16, pp. 13, n. 116A, pp. 4, n. 116B pp. 13.

Progetto di legge per la proroga dei termini per le iscrizioni e rinnovazioni dei privilegi e delle ipoteche nella provincia Romana, presentato alla Camera il 17 febbraio 1873, n. 189, pp. 3 e al Senato il 7 febbraio 1873, n. 96, pp. 5; 11 febbraio 1873, n. 96A, pp. 3.

Progetto di legge per le modificazioni all'ordinamento giudiziario, presentato alla Camera il 7 marzo 1873, n. 195, pp. 16 e al Senato il 30 novembre 1871, n. 9, pp. 21, n. 9A, pp. 146, n. 913, pp. 56, n. 9C , pp. 20.

Progetto di legge per lo scioglimento delle Commende di patronato familiare dell'Ordine Costantiniano di S. Giorgio, presentato alla Camera il 4 aprile 1873, n. 220, pp. 5; 26 maggio 1873, n. 220A, pp. 5 e al Senato il 9 giugno 1873, n. 138, pp. 8.

Progetto di legge per la proroga dei termini per la rinnovazione delle iscrizioni ipotecarie nelle provincie venete e di Mantova, presentato alla Camera il 17 maggio 1873, n. 234, pp. 4 e al Senato il 9 giugno 1873, n. 137, pp. 5; 15 giugno 1873, n. 137A, pp. 2.

Progetto di legge per la proroga della disponibilità pei funzionari delle provincie della Venezia e di Mantova contemplati dall'articolo 8 della legge 26 marzo 1871, n. 129, serie 2°, presentato alla Camera il 17 maggio 1873, n. 235, pp. 2; 27 maggio 1873, n. 235A, pp. 2.

Progetto di legge per l'estensione alla provincia romana degli articoli 24 e 25 delle disposizioni transitorie per l'attuazione del codice civile, presentato al Senato il 3 marzo 1871, n. 34, pp. 6; 13 marzo 1871, n. 34A, pp. 5; 22 marzo 1871, n. 34B, pp. 2; 13 giugno 1871, n. 34C , pp. 6.

Progetto di legge per la facoltà al Governo di aumentare in via provvisoria il numero dei Consiglieri della Corte di Appello 1871, n. 55, pp. 4; 27 maggio 1871, n. 55A, pp. 2.

Progetto di legge per la facoltà al Governo di aumentare in via provvisoria il numero dei Consiglieri della Corte di Appello di Genova, presentato al Senato il 5 dicembre 1871, n. 11, pp. 3; 17 dicembre 1871, n. 11 A , pp. 3.

Non si può chiudere questa densa rassegna dell'attività legislativa del De Falco senza un cenno particolare al notevolissimo Progetto di Codice Penale del 1873. Nella breve nota (*) di presentazione è facile scorgere il severo abito scientifico del giurista,

il rammarico per la caduta del Ministero che condiziona la presentazione del progetto, la nobile disponibilità di rimettere tutto il suo lavoro nelle mani di altri che possa così giovarsene ai fini di una legislazione più tempestiva e più illuminata.

 

(*) « Lunedì, 30 giugno 1873. Questo progetto del Codice penale pel regno d'Italia, al quale ho personalmente lavorato, doveva esser riveduto, riordinato, corretto, specialmente dal titolo IX al titolo XVI, alla compilazione dei quali potetti poco attendere. Aveva proposto di compiere questo lavoro durante le vacanze parlamentari, per presentarlo ai voti del Parlamento, alla sua riapertura in novembre prossimo. Rimaneva anche da risolvere la grave questione della pena di morte, ma questa questione, naturalmente riserbata al Consiglio de' Ministri, comunque sarebbe stata risoluta, non avrebbe mutato l'ordinamento generale del Codice, ma soltanto modificate alcune disposizioni. Interrotto il lavoro per la dimissione del Ministero, in seguito al voto del 25 giugno, lascio il disegno del Codice nello stato in cui si trova, per quello che potrà giovare agli studi ed alle cure dell'onorevole mio successore. Firmato: G. De Falco ».

 

C - Primo Procuratore Generale della nuova Cassazione di Roma

Come abbiamo già veduto, con decreto del 13 gennaio 1876, De Falco fu nominato Procuratore Generale presso la nuova Corte di Cassazione istituita a Roma. L'avvenimento rappresenta una tappa estremamente significativa dell'iter professionale, politico e umano del grande braciglianese. L'incarico di Primo Procuratore gli porge l'occasione più alta non soltanto per esprimere pienamente se stesso, ma anche per indicare autorevolmente a tutti gli italiani le vie maestre di una dottrina giuridica che sa rinnovarsi senza tralignare e sa storicizzarsi senza relativizzarsi.

Provvidenziale anticipo di quello che fu poi lo stile di De Falco nel ruolo di Primo Procuratore, lo si trova in un suo scritto del 1864. Infatti, nel Discorso profferito alla Corte di Cassazione delle Provincie Napoletane il dì 7 gennaio 1864, in qualità di Avvocato Generale, egli puntualizza e illustra magistralmente i gravi e delicati compiti della Cassazione. Li riassumiamo brevemente con le stesse sue parole: 1) « Attendere alla custodia del potere legislativo, per mantenerlo garantito ed immune dalle ingerenze ed usurpazioni delle autorità giudiziarie » ; 2) « Tutela della indipendenza del potere giudiziario » ; 3) « Vegliare alla custodia de' limiti di tutt’ì poteri fra loro, e di mantenere fra essi quella divisione di potestà, che costituisce l'essenza dei governi costituzionali, e la salvaguardia maggiore di tutte le libertà pubbliche e private »; 4) « Mantenere nello Stato l'unità della giurisprudenza e l'uniformità della legislazione contro le inevitabili divergenze delle interpretazioni giudiziarie, e la possente influenza delle tradizioni e delle consuetudini locali »; 5) « Rappresentare al Ministero di giustizia, nel primo mese di ciascun anno, le osservazioni per il miglioramento della legislazione, affine di mantenerla, mercè la guida dell'esperienza, in armonia col tempo, con i suoi progressi, i suoi bisogni, e la sua mobilità ».

I compiti della Cassazione vengono peraltro da lui ribaditi e illustrati con maggiore impegno e calore nel discorso che tenne al Senato l'8 marzo 1871 sul progetto di legge per l'istituzione della Corte di Cassazione nella sede del governo.

Quando il De Falco si trovò personalmente responsabile di tutti i gravi e complessi compiti della Cassazione, sembrò realizzarsi un disegno da molti auspicato e sollecitato.

Ecco come il Foro Napoletano esprime al Nostro i sentimenti di stima e di attesa per la straordinaria circostanza: « Al Commendator Giovanni De Falco che va in Roma Procurator Generale della nuova Cassazione. Il Foro Napoletano nella vostra partenza da questa Corte di Cassazione riconosce quale e quanta virtù di intelletto e di parola si parte con voi, e vi dà affettuoso il suo addio.

Roma vede sorgere un'istituzione non pria vista tra le sue mura, che pure hanno albergata la più gran sapienza del dritto: perché tal'istituzione destinata a richiamare ai suoi severi principi l'applicazione della legge, potesse aver vita e autorità condegna, bisognava che gli uomini i più egregi per ingegno, per indipendenza, per sapere l'avessero rappresentata. Noi ricordiamo quante volte avete saputo coll'elegante parola dalle più avviluppate ambagi del fatto far emergere nitida la luce del dritto e descriverne i supremi concetti, siamo orgogliosi che la Corte di Cassazione di Roma troverà nella parola, nell'ingegno, nella sapienza vostra la più bella significazione dell'utilità e della grandezza sua.

Addio dunque: i nostri voti vi accompagnano, la ricordanza vostra sarà sempre onorata fra noi. Napoli 25 gennaio 1876».

In qualità di Procuratore Generale, ogni anno, dal 1876 al 1885, tenne la prolusione accademica per l'anno giudiziario. Ciascun discorso, corredato di ampia bibliografia, è elaborato pressappoco così: 1) Rassegna del lavoro compiuto durante l'anno giudiziario; 2) Accenno ai principali avvenimenti sociali e storici dell'anno; 3) Esposizione dei compiti della Cassazione; 4) Illustrazione dei medesimi alla luce delle norme e dei principi giuridici vigenti nella legislazione italiana e in quella di altre nazioni; 5) Brevi memorie biografiche dei grandi giuristi e statisti morti durante l'anno; 6) Augurio di procedere sempre e meglio per il bene dell'umanità e l'onore del paese.

            Il De Falco ha un vero e proprio culto per la giustizia, che pone al vertice delle grandi verità che regolano il mondo. Ecco come egli si esprime a riguardo: « Gli antichi, ai quali piacque simboleggiare le idee più astratte, rappresentarono la giustizia come la divinità tutelare, il cui tempio, sempre aperto e di facile accesso, offrisse a tutti e in tutti i tempi un rifugio sicuro per la protezione del diritto di ognuno. I magistrati erano i ministri di questo tempio. L'immaginazione si compiaceva a rivestirli di una specie di ministero sacro, ed a salutarli come sacerdoti di questa Dea Giustizia, incaricati di mantenerne vivo ed immaculato il culto, ed attirare ad essa proseliti e devoti pel rispetto che le professavano, pel bene che in suo nome spandevano. Bella e maestosa finzione che sedusse fino l'animo austero dei romani giureconsulti, e che prova quanto grande era l'idea che si facevano governo delle funzioni del magistrato.

Comprendo che codeste immagini un po' ampollose, un po' poetiche non son fatte per commuovere ed appassionare i nostri animi freddi e positivi; né so se questo nostro secolo di realtà e di affari possa anche essere secolo di poesia. Certo poeti non mancano, né subbietti altissimi di poesia. La risurrezione di nazioni che si dicevano morte, è per se sola un poema. D'altronde il bello ed il buono sono forme della nostra mente, ed in ogni età, anche le più tristi e travagliate, non mancano anime elette che si elevano a contemplarli nella loro eterna sorgente, e con i suoni armoniosi della loro lira ci traggono fuori le ire e le miserie umane in più spirabil aere.

Ma senza chiedere il soccorso dell'allegoria, non si può non riconoscere che la giustizia sia il primo bisogno dei popoli, la prima gloria delle nazioni, il legame più potente della società umana. L'uomo le deve la libertà della sua persona, la tutela dei suoi beni e quella sicurezza del proprio diritto senza di cui ogni bene sarebbe impossibile. Gli interessi della giustizia sono perciò i primi e più veri interessi della società».

 Passando quindi a delineare il compito del magistrato, prosegue: « Assicurare il regno della legge e la pace fra i cittadini; tracciare a ciascuno con mano ferma ed imparziale i limiti dei suoi diritti e dei suoi doveri; restare impassibili in mezzo all'urto delle passioni ed alle agitazioni dei partiti; affrontare, al bisogno, le ire dei potenti ed i gridii del volgo per sostenere il debole e l'oppresso; condannare e reprimere l'ingiustizia in qualunque luogo si mostri e di qualunque nome si vesta; raffermare l'ordine e la morale pubblica colpendo con vigore quelli che l'offendano; rappresentare la società intera nel suo potere e nella sua autorità; rivendicare l'imperio delle leggi, ordinare, vietare, punire in suo nome: - quale missione …! Quanto è essa ammirevole per la sua grandezza! Quanto spaventevole per la virtù che esige, per la responsabilità che impone! ».

Detti discorsi furono altamente apprezzati dagli uomini di governo e dagli stessi Re Vittorio Emanuele Il e Umberto I.

Di quello tenuto all'Assemblea generale del 2 gennaio 1878 nella lettera datata da Casale Monferrato il 3 marzo dello stesso anno, così dice Giovanni Lanza: « Caro De Falco, ricevei e lessi con molto diletto la vostra bella orazione all'Assemblea della Cassazione. Accogliete le mie congratulazioni per la nobiltà ed altezza dei concetti e il caldo amore della giustizia di cui risplende. Dio volesse che essa potesse trasformarsi in tutta la magistratura! Fino a tanto che avremo una Temi indipendente ed incorrotta non si deve disperare della sorte nostra; ma guai a noi, se anch’essa si lasciasse trascinare nell'arena politica e avvolgere nelle spire dei partiti. Tutto andrebbe perduto ... G. Lanza ».

Lusinghiere parole di compiacimento ebbe poi il De Falco dal Re Umberto I per il discorso tenuto all'Assemblea generale del 3 gennaio 1880, per quello del 3 gennaio 1881 e per quello del 4 gennaio 1882.

Una copia del discorso tenuto all'Assemblea del 3 gennaio 1885 fu inviata in omaggio alla Regina Margherita di Savoia. Lo rileviamo dalla lettera che il Cavaliere d'Onore di S. M. Marchese di Villamarina inviò al De Falco il 28 febbraio dello stesso anno: « Roma, lì 28 febbraio1885. Eccellenza, Mi sono fatto premuroso dovere di presentare a S. M. la Regina l'omaggio da V. E. offertole, di un esemplare del Discorso dall'E. V. pronunciato, il 3 gennaio decorso, nell'Assemblea Generale di codesta Corte di Cassazione, sull'Amministrazione della Giustizia.

Sua Maestà ha accolto il cortese omaggio con vivo gradimento e mi ha affidato di esprimere a V. E. speciali ringraziamenti nell'Augusto Suo Nome per l'atto squisitamente gentile e pel novello tributo di affettuosa devozione.

Nel compiere il lusinghiere mandato della Graziosa sovrana, manifesto pure all'E. V. la mia riconoscenza per l'esemplare che Ella si è compiaciuta di destinarmi, e Le rinnovo, Eccellenza, gli atti della distinta mia osservanza. Il Cavaliere d'Onore di S. M. Marchese di Villamarina ».

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DE FALCO: L'AVVOCATO

Non meno interessante e geniale appare l'opera del De Falco come avvocato, formatosi alla scuola del celebre avvocato cosentino Giuseppe Marini-Serra.

Come si rileva dalle numerose allegazioni o memorie, innanzi elencate, la varietà dei tempi processuali, cui s'interessò, abbraccia tutti i rami delle discipline giuridiche.

Ciò che colpisce di più il lettore, è l'intensa spiritualità del De Falco, il suo elevato umanismo, la vastità dei suoi interessi, le finissime annotazioni psicologiche, la poderosa informazione, la stringata organicità del discorso.

Stralciamo dal Discorso pronunciato all'Udienza della Gran Corte Criminale di Napoli nella tornata del dì 25 settembre 1857 in difesa del marchese Pasquale De Curtis accusato di omicidio premeditato in persona di Camillo Curati.

Si tratta di una delle difese più memorabili del De Falco e si capisce pertanto come la pubblicità, la complessità, l'intensa partecipazione al processo abbia offerto a lui delle migliori occasioni per esprimersi totalmente.

A parte la mirabile organicità dell'arringa, tanto luminosa quanto poderosa nelle sue parti, è sorprendente l'arte di far convergere, una volta impostata la sua tesi, tutte le motivazioni, le circostanze, i particolari del discorso verso la tesi stessa, la quale acquista alla fine il rigore apodittico di un immenso sillogismo.

« E vi farò, spero, assistere alla trasformazione successiva che si operò nella mente di quell'infelice, dal semplice sospetto al dubbio; dal dubbio alla credenza; dalla credenza alla persuasione, Sarno, che il marchese De Curtis fosse stato uno de' suoi aggressori.

E voi vedrete allora che quest'accusa, la quale non era partita che da un sospetto, e non aveva per fondamento che una congettura, o tutto al più un giudizio, fu, contro lo sventurato che dovete giudicare, come un'onda che incalza, come una marea che ingrossa ».

Il motivo viene ripreso al momento giusto, in maniera che i giudici ne scorgano tutto il potente valore probante. Ad es.: « Le circostanze del fatto, la condotta che serbò Curati in quel terribile istante, quello che disse e quel che fece immediatamente dopo, dimostrano ad evidenza che egli effettivamente non conobbe in quel tristo momento i suoi aggressori, perché in verità no'l poteva; che un semplice sospetto il suo, che il Marchese De Curtis (che il credeva il suo solo nemico), avesse preso parte al suo omicidio; e che questo sospetto accresciuto a poco a poco nella sua turbata fantasia, venne in seguito spacciato da lui come una certezza ».

Ancora: « Qual fede può aggiustarsi a quelle dichiarazioni, che dal modo come sursero, dalla maniera come progredirono, si mostrano esser state effetto di congetture, anziché di sentimento; esser cominciate col sospetto, esser progredite col dubbio, esser finite con la certezza, ma certezza argomentata da' fatti supposti, o inesistenti? ».

E verso la conclusione, che deve solo sintetizzare una tesi ormai evidente « ... quella dichiarazione era varia, e contraddittoria; e nel modo stesso come veniva riferita, esprimeva un semplice sospetto, il quale, a forza di contraddizioni, si era a poco a poco nell'animo perturbato di quell'infelice mutato in certezza ».

Si osservi come nei momenti decisivi della dimostrazione il discorso prenda le dimensioni di una formidabile convergenza che parte dalle testimonianze dei grandi maestri Ulpiano, Gotefredo, Menochio, Farinacio, per arrivare ai giureconsulti più vicini e attuali De Marinis, Borrelli, Gandino, Merenda, Zanger, Sarno, Briganti, alla legislazione straniera, ai fatti e processi di notorietà storica europea, alla attualissima prassi italiana.

Ma ecco il radioso spuntare di una finissima psicologia del dolore: « Vi hanno dei momenti nella vita, ne' quali l'istinto vince la ragione, e ne' quali i sentimenti dell'animo prorompono impetuosi al di fuori, né vi ha forza, o argomento che valga a contenerli.

È bello, quanto orgoglioso il dire: dolore imperversa quanto vuoi; io non ti chiamerò mai dolore; ma se il dolore strazia le membra dello stoico, gli strapperà de' gemiti e de' sospiri, poco men che li strapperebbe alla donna e al fanciullo. È nobile, quanto decoroso il dimostrare, e meglio l'aver coraggio; ma quando le palle fischiano, e furiose disseminano la morte, il più valoroso de' guerrieri china macchinalmente il capo come per salutarle: tanto la natura è più forte di noi! È grande, quanto onorevole il mantenersi calmo ed indifferente in faccia all'inimico; ma se questo vi minaccia, se questo v'insulta, se questo vi percuote, o peggio, se vi ferisce, il grido dell'anima straziata prorompe impetuoso ed irresistibile contro di lui; né vi ha forza, o ingegno umano che valga a trattenerlo ».

E ancora un'osservazione, tra le tante, sugli atteggiamenti dell'animo umano: « Egli è nella natura dell'uomo che i profondi affetti mal si nascondono nell'animo; e quando o un pensiero grave ci occupa la mente, o un sentimento profondo ci agita il cuore, sempre in una maniera, o in un'altra que’ sensi interni si manifestano al di fuori ».

E sulla psicologia dell'odio: « Potrei concludere, che chi odia veramente, e intende a vendicarsi, tace il suo odio, nasconde il suo sdegno, né lo svapora in inutili querirnonie » .

Si noti poi la squisita compostezza dei sentimenti per cui nel momento della difesa del calunniato non dimentica la riverenza per il calunniatore estinto: « A me però dorrebbe oltre misura, se con le mie parole dovessi in alcun modo turbare le ceneri di quell'estinto: né voglio menomamente accrescer dolore a dolore di una desolata famiglia. Io divido il suo duolo, e desidero allontanare scrupolosamente dalla discussione qualunque parola potesse destare acerbe memorie, o riuscire men che pietosa per l'ucciso, men che decente alla sua immensa sventura. Voi che avete un dovere da compiere ancor più grave del mio, estimerete al giusto riguardo i nomi, i fatti, le persone. Per me sia pace agli estinti, ma sia giustizia ai vivi ».

Analizzando un'arringa del De Falco, ne abbiamo ammirato l'artistica struttura e la vigorosa dialettica; vediamo adesso come uno scrittore contemporaneo descrive l'oratoria defalchiana.

Il De Rubertis così scrive della requisitoria del De Falco nella famosa causa di Berenice Manes: « Bella, dotta, sentimentale era la requisitoria del ... De Falco, che ... recedeva dalla requisitoria scritta, e non sentendo che la sua rettitudine, fermo si pronunziava per l'accusata. L'eloquenza, la filosofia e l'umanità facevano tale contrasto nei forti e sensati suoi detti, che tu non avresti saputo a quale di queste tre cose dare il primato. Tanto l'una predominava sull'altra, e l'altra sull'una. Animato sempre da energico linguaggio, sembrava piuttosto sentire che ragionare. E perché le sue parole toccavano le corde della ragione e del cuore, era egli interrotto da continui applausi; ognuno trovando in se il tasto armonico, che corrispondeva al di lui caldo dire, e alle di lui emozioni; soprattutto dal Coro di tante gentili Signore, che tocche dal commovente caso facevano corona all'accorsa e colta udienza».

Ancora. Nella lettera di risposta a De Falco, che con sua dell'8 agosto lo aveva ringraziato del suddetto articolo, il medesimo De Rubertis, tra l'altro, dice: « Quando Molise fu distaccata da Capitanata, di cui era una sezione, il non mai abbastanza lodato Carlo Vecchione, che occupava la stessa di lei sedia, ci dava è vero i primi esempi di quella vigoria di sentimenti, e di quella vigorosa logica, che sono propri di lei. Ma spariva quel maschio dire, come le acque di un fiume, che si nascondono sotto le arene, per precipitarsi dopo lungo tratto dall'alto di una rupe, e ricomparire più rigogliose e belle... Così troviamo ... un vuoto in provincia nell'eloquenza del Magistrato dal Vecchione a lei, che strappando i fulmini di Temi dalle mani riunite di tutt'i suoi predecessori, sa maneggiarli con nuova forza e nuova attitudine; temperati però sempre da que' nobili sensi di umanità, che è la tendenza del secolo e della di lei bella anima. Ed oh come questi sensi si sublimano vieppiù nell'uomo della legge!

L'ammirazione del pubblico non è perciò un'ammirazione cieca, né sarà del momento; è l'ammirazione pel genio, che signoreggia; quindi sarà un'ammirazione non peritura ».

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DE FALCO: LO STATISTA

L'attività di De Falco statista si svolge nei momenti più delicati della storia d'Italia: dal 31 dicembre 1865 al 20 giugno 1866 e dal 24 febbraio 1871 al 9 luglio 1873.

La concezione defalchiana dello Stato ha molti punti di contatto con quella cavourriana da una parte e quella ricasoliana dall'altra, concezione, indubbiamente, assai lontana e dalle tendenze giurisdizionalistiche del Mancini e da quelle hegeliane dello Spaventa. Si tratta di una concezione moderatamente liberale, di un liberalismo della Destra Storica, cui però non difetta né una squisita umanità, né una profonda religiosità.

La sua abilità ebbe modo di rifulgere nei gravi problemi di quell'epoca tormentata della nostra storia, così durante le vicende del famoso processo contro l'ex questore Albanese e compagni, come nelle relazioni internazionali tra l'Italia e il Brasile.

La sua opera di statista, in qualità di Ministro Guardasigilli, è principalmente legata alle leggi eversive e alla questione romana.

Il De Falco, Ministro Guardasigilli della Destra Storica, è stato concorde nel giudizio con i suoi colleghi parlamentari, condividendone mentalità e atteggiamenti e sostenendone le tesi, in prima persona, quando ne fu incaricato.

Non poteva essere diversamente per quel che riguardava la legge‑decreto del 7 luglio 1866. Essa esprimeva un'esigenza comune a tutti gli uomini della Destra i quali, se sul piano delle convinzioni personali (e lo si vedrà anche per il Nostro) erano variamente collocati e differenziati (si pensi a un Ricasoli, a un Rattazzi, a un Minghetti e a un Mancini), tuttavia sul concreto terreno politico, sulla concezione moderna e liberale dello Stato, sulla funzione della Chiesa nella società, trovavano convergenze larghe e significative che, ovviamente, non annullavano le personali e profonde divergenze.

Anche e soprattutto nella discussione di questa famosa legge-decreto non mancano certo differenze di concezione e di toni negli uomini della Destra storica sui rapporti tra Chiesa e Stato, tra libertà religiosa e diritto statuale; tuttavia è sintomatico che la maggior parte degli interventi è sostanzialmente favorevole alla legge, sebbene le motivazioni variano dall'esigenza economica o finanziaria a quella dottrinale, ideologica e politica. Gli interventi del Ministro De Falco non sono né volgarmente anticlericali, né dottrinalmente eversivi, anzi manifestano chiaramente un'esigenza di favorire, con l'attuazione della legge-decreto, un tipo di presenza ecclesiale in Italia sintomaticamente vicino al circolo toscano del Ricasoli. Infatti nella seduta dell'11 giugno egli sostiene che la soppressione degli Ordini religiosi non lede la Religione: « ... noi non rechiamo offesa alla religione; le corporazioni religiose non sono di essenza del cattolicesimo, e se anche lo fossero, noi non togliamo loro che la personalità civile, lasciando ai membri che vi appartengono la libertà di vivere come meglio loro aggrada e dì credere secondo i suggerimenti della loro coscienza ... Noi facciamo una legge di civiltà e di giustizia ». E ancora: « ... lo spirito di Dio, se non ha abbandonato, come diceva l'On. Massari, si è almeno in gran parte allontanato da queste istituzioni, giovevoli queste un tempo e corrispondenti ai reali bisogni della società, ora divenute o inutili o dannose, però la legge cessa dal riconoscerne la esistenza civile ... ».

Nel 1873, questa legge-decreto, su apposito progetto di legge dello stesso Ministro Guardasigilli De Falco, fu estesa alla Provincia di Roma.

            Il modello della concezione ricasoliana dei rapporti tra Chiesa-Stato risulta ancora più evidente dal prestigioso e responsabile discorso al Senato del 30 aprile 1871 a proposito della legge per le Guarentigie. L'occasione era troppo significativa e solenne perché il De Falco, Ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti in quella gravissima circostanza storica, non esprimesse con la solita lucidità e sincerità le sue più convinte opinioni.

Chi per la circostanza si fosse atteso un discorso di tipo manciniano o variamente laicistico e antielericale sarebbe rimasto profondamente deluso. Tutto il discorso del De Falco è una dignitosa, compassata e rispettosa analisi dell'opportunità, da lui condivisa, di conservare ancora, ma solo provvisoriamente, il Placet e l'Exquatur. E quantunque il De Falco sia fortemente convinto della necessità che per un certo tempo non si conceda ancora alla Chiesa quella libertà che la Destra storica propugnava sin da Cavour (libera Chiesa e libero Stato), non è lecito dubitare della sua correttezza e delle sue intenzioni. Secondo il Nostro, è solo per ragioni politiche gravi, ma provvisorie, che non si deve concedere alla Chiesa la libertà che giustamente da altri è rivendicata.

Del resto il De Falco protesta chiaramente questo diritto della libertà religiosa e della pacificazione nazionale: « Io ho fede che finirà questa inconsulta lotta; ho fede che saranno conciliati l'Italia col Papato, il Clero col laicato, la libertà colla religione; ho fede che il venerando Pontefice che iniziò il grande rivolgimento, pel quale si è compiuto il desiderato evento dell'unità italiana, prima di chiudere gli occhi nel riposo eterno, vorrà ancora una volta benedire questa Italia risorta, benedire la sua patria prediletta».

E ancora: « lo ho fede che  questa grand'opera della libertà della Chiesa non sarà né da generose impazienze né da ingiustificati timori compromessa; e che ci sarà dato di compiere nel più breve termine questo grande fatto che segnerà una delle più splendide pagine della storia italiana, e dì recare in atto, senza pericolo di pentimento o di reazioni, quella libertà della Chiesa, la quale, colla cessazione del potere temporale e con la consacrazione della piena libertà della coscienza sarà, io ne sono certo, una delle maggiori glorie dell'età presente, uno dei più validi istrumenti del progresso dell'umanità».

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IL CATTOLICESIMO DIDE FALCO

A giudicar dall'esterno la questione dei sentimenti religiosi e cattolici di Giovanni De Falco, lo storico si trova a urtare contro gravi difficoltà. Sono le difficoltà che affiorano solitamente ogni qualvolta si esamina la figura di un cattolico di rilievo del Risorgimento italiano.

Fallita l'esperienza neoguelfa con l'insuccesso di Novara, l'iniziativa risorgimentale passò nelle mani del Cavour, la cui politica ecclesiastica, in seguito al connubio col Rattazzi, apparve contrassegnata da una forte tinta anticlericale, checché ne sia stato dei personali sentimenti religiosi del Conte. Il carattere anticlericale delle leggi piemontesi si estese agli Stati italiani all'indomani dell'Unità, per cui il dramma di molti italiani, alla ricerca di una sintesi possibile tra liberalismo e cattolicesimo, si aggravò specialmente quando si volle consacrare la raggiunta unità con la proclamazione e poi l'annessione di Roma capitale. La polemica tra Vaticano e Stato Italiano continuò, come è noto, per vari decenni, con fasi alterne di tensione più o meno drammatica, fino a che, dopo la distensiva politica giolittiana, non si crearono le premesse del Concordato dell'11 febbraio 1929.

Anche Giovanni De Falco, la cui vita (1815-1886) coincide con le vicende più significative del conflitto tra Papato e Stato italiano, soffrì nel suo animo nobile e sensibile, il dramma del cattolicesimo risorgimentale, tanto più che egli dovette sostenere in primo piano l'urto e il peso di quel dramma.

Si è parlato perciò, e lo si sente ripetere ancora oggi, di un De Falco anticlericale, irreligioso, addirittura massone: fin dove sono accettabili queste affermazioni?

Intanto sembra accertato che il De Falco avesse, durante la vita, il cappellano di famiglia; come dimenticare poi i suoi rapporti ossequiosi con il clero del suo paese natio e l'affetto per i Frati del Convento? Infatti, dopo le leggi soppressive del 1866, si adoperò per non far chiudere il Convento della sua fanciullezza e per non far sciogliere la comunità religiosa.

Inoltre, per suo personale interessamento, i campanili delle tre chiese parrocchiali ebbero il concerto di campane. Questi ed altri episodi non sono certo da sottovalutare per rispondere al nostro quesito sui sentimenti religiosi del De Falco.

Ma si potrebbe obiettare: codesti gesti non sono dimostrativi; si può essere irreligiosi e al tempo stesso filantropi, sensibili, accondiscendenti. Ebbene, si indaghi allora sui sentimenti profondi del Ministro, lo si ascolti nell'intimità del suo diario, delle sue confidenze e delle sue dottrine.

Ecco manifestare un desiderio di bontà che sembra vibrare religiosamente per tutti gli uomini: « 4 marzo 1884. Tutte le volte che giunge l'ultima ora di dicembre, la quale marca nella nostra vita una tappa di più, non si può difendere da una stretta di cuore pensando a tutto ciò che non è più, a tutto ciò che è disparito, e dinanzi a questa fuga del tempo, a questa precipitazione universale delle cose, se vi ha un sentimento che si risveglia, che si precisa in noi, è questo: che tanti anni, tanti giorni trascorsi avrebbero potuto forse essere meglio impiegati pel bene dell'umanità, per l'onore del paese.

Certo non bisogna guardare la storia con spirito pessimista o con umore appannato. Non è punto da dirsi che in codesto passato, che già si nasconde lontano dietro di noi, non sia stato fatto nulla di serio o di utile pel nostro paese. Sicuramente sforzi generosi non sono mancati, atti di patriottismo e di saviezza politica si sono visti qui alti brillare. Ma disgraziatamente non c'è stato seguito nel bene, e l'anno che si chiude è stato sfornito di grandi risultati come quelli che da vicino lo hanno preceduto».

E sul tema del l'immortalità: « 10 luglio 1885  dopo la morte che ne è di questo spirito animatore dell'uomo dinanzi all'assoluto ed all'infinito? Che ne è della sua memoria innanzi alla posterità e alla storia? E qui il grande problema dell'immortalità,

di cui sono giudici Dio e l'umanità ».

Sempre sul tema dell'immortalità: « 20 dicembre 1885. Io non so che vi è al di là della tomba. Tra la vita e la morte sta un nero ed immenso velario. Quello che esiste al di là di questo velario, ciascuno lo crede, lo immagina e lo spera secondo la sua fede, i suoi desideri e le sue speranze. Io non mi fo a trattare l'eterna questione « dell'essere e del non essere », tuttavia ho fede in una vita avvenire, in un mondo migliore di questo. Credo che quelli che sono di là serbano memoria ed affetto per quelli che han lasciati ancora di quà e che il ricordo di costoro sia per essi un lieto e soave conforto. È la fratellanza umana che vive e si serba fin oltre il sepolcro».

L'argomento che decide assolutamente in favore del cattolicesimo del De Falco, che riscatta nella concezione cattolica della vita anche le espressioni che possono sembrare lontane o contraddittorie, è la chiarissima confessione del testamento: «Muoio nella fede cristiana e voglio che il mio cadavere sia decentemente sepolto in cimitero cristiano, sotto la guardia della Croce in una tomba fatta costruire appositamente per me a spese della mia eredità... Voglio che nei giorni successivi alla mia morte si celebrino nella Chiesa Parrocchiale di S. Giovanni Battista in Bracigliano funerali per lire Mille; e lire cinquecento siano date ai poveri del paese e che ogni anniversario della mia morte si faccia nella detta Chiesa funerali per lire dugento ed elemosine per lire Cento ».

Concludendo: gli ammiratori del Ministro De Falco e i suoi appassionati compaesani saranno oltremodo soddisfatti di conoscere i suoi sentimenti più profondi, soprattutto religiosi e cattolici. Il Ministro De Falco non poté sfuggire, come tanti altri cattolici e patrioti, al dramma del Risorgimento italiano.

Ufficialmente attivo protagonista della lotta alla Chiesa temporale, conservò nello spirito un autentico senso religioso che si manifestò in vari gesti significativi e fu suggellato chiaramente nelle sue ultime volontà testamentarie. La soluzione di quella crisi richiedeva altri tempi e altre circostanze che per noi sono fortunatamente maturati e che non debbono proibirci di accostare uomini, come il De Falco, con la dovuta comprensione storica e il necessario equilibrio valutativo.

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(Estratto da: P. TEOFILO M. GIORDANO, Braciglianesi illustri, Sarno, 1972, 57-106).

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La prossima volta vi parlerò di Angelo Zampino. Francescano con la vocazione missionaria.