CONFIGURAZIONE
E TOPONOMASTICA
In seguito al progresso edilìzio, questo aspetto
caratteristico del paesaggio si è notevolmente alterato. La costruzione di
nuove case nelle aree disponibili tra una frazione e l'altra, resa possí bile
dall'opera di sistemazione e di ammodernamento della rete stradale interna, in
vari punti ha quasi annullata la distanza che prima intercorreva tra di esse.
Inoltre, l'attività edilizia sviluppatasí lungo le vie provinciali che portano
a Mercato S. Severino, a Siano, a Sarno e a Forino ha dato origine ad una lunga
serie di caseggiati a ridosso delle antiche frazioni, che risultano così
notevolmente ampliate.
Prima di passare ad una rassegna
delle frazioni, soffermiamoci sulla toponomastica del paese; essa ci aiuterà a
comprendere meglio le vicende storiche di Bracigliano, perché, come nota il
Carucci: « ... nei nomi locali noi
possiamo trovare tesori di notizie storiche ed etnografiche, perché mentre le
nazioni si avvicendano, i nomi, pur trasformandosi, persistono sostanzialmente,
e gli studi glottologici han fatto sì che i più piccoli villaggi, le valli più
remote hanno svelato ì loro segreti, han detto quali razze, quali famiglie in
esse lasciarono i loro nomi, e inoltre hanno chiarito il concetto che si aveva
di un luogo, che poteva essere diverso da quello che è oggi, ed albergare
popoli, che oggi più non esistono » .
Alla formazione della toponomastica
braciglianese hanno contribuito i nomi gentilizi, gli animali, le piante, le
condizioni del terreno, la religione e il culto.
Il
nome gentilizio di Bracigliano subì delle variazioni lungo il corso degli anni.
Così in una pergamena del Codex
Diplomaticus Cavensis, che è il più antico documento scritto in nostro
possesso e di cui avremo modo di occuparci diffusamente altrove, si legge « Bracilianu »; in un documento del 1308 è scritto « Bratiliano
» e « Brasiliano » ; in una
carta aragonese del 1452 è detto « Bricillani » ; nella tavola geografica dell'Italia nella
Galleria delle carte geografiche in Vaticano si legge « Bracciglia
no » ; in una scrittura del 1654 è scritto
« Bricigliano »
; intorno allo stemma del Comune si
legge « Bracilianum »; verso
la fine del secolo XVIII veniva scritto finanche « Brascígliano
» .
Secondo
il Lamberti, il nome di Bracigliano deriverebbe da « Acilianus
». Scrive
infatti:
« L'etimologia dovrebbe
essere ager acilianus o pagus acilianus dal nome aggettivato Acilius, nome di
personaggi romani, e quindi Acilia gens (T. Livìo), gente acilia, discendente
dai Troiani .. . » .
Per il Palmieri, il nome di Bracigliano deriva da « Virgilianus
». Nel suo lavoro Il
Ducato di Siano, parlando
dei prodotti del (suo) paese, a proposito dei vini, egli osserva « ... che
i
latini chiamavano aminex vinum, onde Virgilio Marone, che ebbe larghe proprietà
in Bracigliano (da Virgilianus): sunt et aminex vitis finissima vina, conosciuti
nell'antica Roma, ora terra feconda anche di frutteti stupendi, al primo posto
le famose pesche, tanto rinomate e ricercate » .
Dunque il Palmieri afferma categoricamente: a) che Publio
Virgilio Marone ebbe a Bracigliano ampi possedimenti; b)
che
il paese ripete la sua denominazione dal sommo Vate latino; c) che Bracigliano
produceva ottimi vini fin dai tempi dell'antica Roma. Sono tre affermazioni,
che, se risultassero fondate, costituirebbero tre dati fondamentali per la
storia del paese. Ma purtroppo esse risultano prive di fondamento.
Il Palmieri asserisce che Bracigliano
deriva da Virgilianus, senza fornire però dimostrazione alcuna. In realtà, la
sua è una congettura non accettabile glottologicamente. Riteniamo che sia stata
proprio questa creduta verità toponomastica a creare la leggenda secondo la
quale Virgilio avrebbe avuto a Bracigliano ampi possedimenti e che i vini di
Bracigliano (come quelli di Siano) fossero celebrati nell'antica Roma. Il
Palmieri accetta queste congetture come verità acquisite e talvolta i
rappresentanti della stampa quotidiana le hanno riportate senza opportuno
discernimento.
Della coltivazione della vite nelle nostre zone parleremo altrove.
Quanto ai possedimenti che Virgilio
avrebbe avuto a Bracigliano, non si trova riferimento alcuno negli scritti del
poeta e neppure nelle biografie che furono scritte di lui tra il I e il IV
secolo dell'era volgare. Percorrendo gli scritti del poeta, si riscontrano
solamente due accenni al suo podere paterno nel mantovano e un solo accenno al
possedimento della villa a Napoli che fu già del filosofo epicureo Sìrone.
Detti riferimenti si trovano nella Ecloga I, nella, Ecloga IX e nell'epigramma
VIII del Catalepton.
L. Albano riferisce varie opinioni
circa la genesi etimologica di Bracigliano:
1 - Bracigliano si vuole far derivare da " inter brachia montis o
montium ", fra le braccia del monte Piesco, o dei monti Faitaldo-Piesco-Ariella; ma questa etimologia non resiste alla critica, perché tolta
l'iniziale " Bra ", manca del seguito.
2
-
Altri suppongono da " bracia " che i primi abitanti avrebbero ottenuto
da un gran fuoco acceso in onore degli dei e come segno di stabilità per sé e
per i figli, per tutte le generazioni. Neppure questa risolve. Si avrebbe il "
Braci"
senza il resto.
3 - Qualcuno avanzò l'idea che Bracigliano si chiamasse terra di Virgilio.
£ impossibile; perché oltre a non avere nessuna relazione etimologica, sarebbe
pure una contraddizione storica. Basta il fatto che il poeta latino con le
bucoliche e georgiche cantò i suoi possedimenti, e di Bracigliano neppure un
cenno.
4
-
L'etimologia più accreditata sarebbe " ager Aciliani
Noi
riteniamo, con il Flechia, che Bracigliano derivi da Braccilianum o, probabilmente, da Procilianum. L'una e l'altra ipotesi, oltre che godere dell'autorità
dell'insigne filologo e linguista, può essere dimostrata con criteri
glottologici.
Secondo il consenso unanime degli
studiosi, i nomi di luogo terminanti in « ano » sono gentilizi. L'orìgine e
la formazione di detti nomi avviene nel modo seguente.
Prima
di tutto, aggiungendo il suffisso latino « anus » al gentilizio terminante
ordinariamente in « ius », si forma l'aggettivo, che nel tipo originale viene
a terminare in « ianus », salvo che la « i » non è parte costitutiva del
suffisso, ma del gentilizio. Così: da Braccilius si forma Braccilianus e da Procilius Procilianus.
Inoltre, l'aggettivo, derivato dal gentilizìo per mezzo
del suffisso « anus », ha valore di posseso di beni stabili e può essere
maschile, femminile e neutro, a seconda che viene accoppiato a fundus,
ager ecc., a domus, aedes ecc., o
a rus, praedium ecc. Abbiamo così fundus
Braccilíanus o Procilianus, domus Bracciliana o Prociliana, praedium
Braccilianum o Procilìanum.
Infine, il dominio di una stessa famiglia, protratto più o
meno per un determinato tempo, finisce col dare a questi nomi, passati a valore
di sostantivi, una specie di inalienabìlità, che col tempo li rende nomi
geografici.
Vediamo ora in breve il
processo di formazione di Braciclíano da Procilianus,
secondo le leggi linguistiche che regolano le varie combinazioni dei suoni
nella trasformazione dei vocaboli nei vari linguaggi.
La mutazione della « p » in « b »,
anche se iniziale, è un fenomeno che si riscontra di frequente nel
linguaggio napoletano e in quello dei popoli latini e italici. Così p.e. si ha
« ebbreca » per « epoca » e «
Bicentino » per « Picentino ». Parimenti, fenomeno non insolito nel linguaggio napoletano, è
l'uso della « a » per la
•
o » nei protonici, specialmente se iniziali, p.e. « addore » per
• odore », « accasione » per «
occasione », « ardìca » per «
ortica »; come pure la trasformazione
di « lia » in « glia », p.e. famiglia da familia.
A questo punto vien fatto di domandarci: chi potrebbe
essere stato il personaggio di nome Braccilio o Procilio che diede il nome al
nostro paese?
Si possono avanzare tre ipotesi degne di considerazione.
1) 1 romani erano soliti concedere ai veterani lotti di terra
da coltivare in premio del lungo servizio prestato nella milizia. In tal caso
potremmo supporre che il nostro territorio sia stato affidato ad un veterano di
nome Braccilio o Procilio in una delle tante spartizioni di terre che ebbero
luogo fin dai tempi di Silla.
2) Verso gli ultimi anni del secolo I a.C., cioè verso la fine
della Repubblica, ebbe inizio la costituzione dei latifondi. Vennero così a
formarsi delle vaste tenute, che presero, il nome del signore cui vennero
concesse e continuarono a chiamarsi con quel nome anche dopo la scomparsa del
padrone. In base a questa costumanza, si potrebbe pensare che il nostro
territorio venisse denominato Bracigliano dal nome del latifondista.
3) Bracigliano era compresa nella circoscrizione della colonia
romana di Nuceria Alfaterna, esattamente ai confini di questa con la colonia
romana di Abellinate. Non potrebbe essere accaduto che elementi dell'una o
dell'altra colonia, sotto un capo di nome Braccilío o Procilio, siano venuti a
stanziarsi nella nostra conca, dando al territorio il nome di Bracigliano?
A
conferma della presenza della gens Procilía
nella nostra regione, si possono utilmente prendere in considerazione le seguenti
epigrafi del Corpus Incriptionum
Latinarum che abbiamo
C.I.L.,
IX, 1785.
BenevenEi vico Madonnella.
CAV[c]IAE DIO[orael
L - PROCIlius .....
A Caucia Diodora
Lucio Procilio .....
C.I.L., IX,
1657.
Beneventi
alla via sotto S. Sophia in casa di Giovanní delli Partari (ACC).
A(ulo)
VIBBIO
A(uli)
F(ilio) - PAL(atina Tribu) - PROC(ilio)? (o PROC(uratori)?)
AED(ili) -
PRef(ecto)
FABR(um) -
Il VI r(o)
I(ure) - D(icundo)
- [Q(uinquennali)] - PONTIF(ici)
.......
SABINA
L(iberta) -
P(atrono) - B(ene) - M(erenti)
Ad Aulo Víbbio,
figlio di Aulo, della tribù Palatina, procuratore edile, prefetto dei fabri.
Duoviro quinquennale per l'amministrazione della giustizia, pontefice
….. Sabina, liberta, al
patrono benemerente.
Si tratta
di una dedica ad un personaggio che ricoprì varie cariche nell'amministrazione
locale. La dedicante è una liberta. Anche il patrono sembra di origini
libertine: il suo gentilizio ed il
cognomen della liberta si ricollegano a Vibia Sabina, moglie dell'imperatore
Adriano. L'integrazíone del cognomen di
questo Aulo Vibbio è solo congetturale, non conoscendo noi l'effettivo stato di
conservazione della pietra; ma poiché le ultime lettere
delle righe successive presentano danni, l'integrazione è forse preferibile
allo scioglimento PROC(uratori), non del tutto soddisfacente in questa
posizione.
Per
i dati dell'onomastica l'iscrizione potrebbe datarsi al II secolo d.C.
Basis ingens Beneventi nuper inventa in cella quadam vinaria
contra aedes Orsolupi GARRUCCI (1864); extat ibidem via delle Assise n. l.
NAVIGI
C(aio) - CAELIO
C(ai) - F(ilio) - ST(ellatina Tribu) BASSEO
FAUS
PROCILIO
TINO - PR(aetori) - CER(iali) - I(ure) - D(icundo) Q(uin)
Q(uennali)
ADLECT(o) - IN ORD(inem) - DEC(urionum)
eq(uiti) rom(ano)
C(aius) CAELIVS - DONA
TUS -
ET BASS[e] A - IANUARIA - PARENT(es)
A Gaio Celio, figlio di Gaio, della
tribù Stellatina, Basseo Procilio Faustino, pretore ceriale, quinquennale per
l'amministrazione della giustizia, ammesso nell'ordine dei decurioni (assemblea
municipale), cavaliere romano, Gaio Celio Donato e Bassea Ianuaria, suoi
genitori (dedicarono).
Luogo
concesso per decreto dei decurioni.
La prima linea dell'iscrizione con la parola NAVIGI non fu
vista dal Garrucci nella prima edizione dell'epigrafe. Non ne è facilmente
spiegabile il senso ed occorrerebbe qualche ricerca: anzitutto appurare se il
testo è mutilo in quel punto oppure no. In caso negativo navigi può interpretarsi come il genitívo di navigium, che forse era a sua volta preceduto da qualche altro
termine e forse andava riferito al monumento cui sì riferiva la basis
ingens su cui compare l'iscrizione: qualcosa riferibile ad una nave?
Anche questo personaggio ha ricoperto
cariche nell'amministrazione municipale ed è cavaliere romano (a quanto sembra
l'accesso all'ordine equestre venne segnalato sull'epigrafe in un momento
successivo). Ha tre cognomina, di cui
uno è il gentilizio della madre, mentre del padre mantiene il praenomen: gli
altri due cognomina Procilius e Faustinus possono essere stati aggiunti per
riferimento ad altri personaggi della famiglia. Tardo II secolo d.C.?
L'elemento che accomuna le tre
iscrizioni è la presenza in un caso sicuramente come gentilizio (C.I.L., IX,
1641); in altri due come cognomen, del
nome Procilius, segno della presenza nella zona di una gens Procilia,
probabilmente all'origine di qualche toponimo.