CONFIGURAZIONE E TOPONOMASTICA

 Lo sviluppo dell'area abitativa di Bracigliano, divisa in nove frazioni , è in rapporto diretto con le vicende della sua agricoltura. Zona prevalentemente montana, la conca di Bracigliano venne resa coltivabile dal lavoro duro e pazìente delle passate generazioni . A mano a mano che l'agrìcoltura conquistò zolle dissodate sempre più ampie, i piccoli centri rurali andarono espandendosi in ragione dell'aumentato numero dei coloni, fino ad assumere la consistenza di vere e proprie frazioni dall'aspetto caratteristico di zone agricole. Sorsero così nella valle dì Bracìgliano agglomerati urbani circondati da ampie aree coltivate.

In seguito al progresso edilìzio, questo aspetto caratteristico del paesaggio si è notevolmente alterato. La costruzione di nuove case nelle aree disponibili tra una frazione e l'altra, resa possí bile dall'opera di sistemazione e di ammodernamento della rete stradale interna, in vari punti ha quasi annullata la distanza che prima intercorreva tra di esse. Inoltre, l'attività edilizia sviluppatasí lungo le vie provinciali che portano a Mercato S. Severino, a Siano, a Sarno e a Forino ha dato origine ad una lunga serie di caseggiati a ridosso delle antiche frazioni, che risultano così notevolmente ampliate.

Prima di passare ad una rassegna delle frazioni, soffermiamoci sulla toponomastica del paese; essa ci aiuterà a comprendere meglio le vicende storiche di Bracigliano, perché, come nota il Carucci: « ... nei nomi locali noi possiamo trovare tesori di notizie storiche ed etnografiche, perché mentre le nazioni si avvicendano, i nomi, pur trasformandosi, persistono sostanzialmente, e gli studi glottologici han fatto sì che i più piccoli villaggi, le valli più remote hanno svelato ì loro segreti, han detto quali razze, quali famiglie in esse lasciarono i loro nomi, e inoltre hanno chiarito il concetto che si aveva di un luogo, che poteva essere diverso da quello che è oggi, ed albergare popoli, che oggi più non esistono » .

Alla formazione della toponomastica braciglianese hanno contribuito i nomi gentilizi, gli animali, le piante, le condizioni del terreno, la religione e il culto.

Il nome gentilizio di Bracigliano subì delle variazioni lungo il corso degli anni. Così in una pergamena del Codex Diplomaticus Cavensis, che è il più antico documento scritto in nostro possesso e di cui avremo modo di occuparci diffusamente altrove, si legge « Bracilianu »; in un documento del 1308 è scritto « Bratiliano » e « Brasiliano » ; in una carta aragonese del 1452 è detto « Bricillani » ; nella tavola geografica dell'Italia nella Galleria delle carte geografiche in Vaticano si legge « Bracciglia no » ; in una scrittura del 1654 è scritto « Bricigliano » ; intorno allo stemma del Comune si legge « Bracilianum »; verso la fine del secolo XVIII veniva scritto finanche « Brascígliano » .

Secondo il Lamberti, il nome di Bracigliano deriverebbe da « Acilianus ». Scrive infatti: « L'etimologia dovrebbe essere ager acilianus o pagus acilianus dal nome aggettivato Acilius, nome di personaggi romani, e quindi Acilia gens (T. Livìo), gente acilia, discendente dai Troiani .. . » .

Per il Palmieri, il nome di Bracigliano deriva da « Virgilianus ». Nel suo lavoro Il Ducato di Siano, parlando dei prodotti del (suo) paese, a proposito dei vini, egli osserva « ... che i latini chiamavano aminex vinum, onde Virgilio Marone, che ebbe larghe proprietà in Bracigliano (da Virgilianus): sunt et aminex vitis finissima vina, conosciuti nell'antica Roma, ora terra feconda anche di frutteti stupendi, al primo posto le famose pesche, tanto rinomate e ricercate » .

Dunque il Palmieri afferma categoricamente: a) che Publio Virgilio Marone ebbe a Bracigliano ampi possedimenti; b) che il paese ripete la sua denominazione dal sommo Vate latino; c) che Bracigliano produceva ottimi vini fin dai tempi dell'antica Roma. Sono tre affermazioni, che, se risultassero fondate, costituirebbero tre dati fondamentali per la storia del paese. Ma purtroppo esse risultano prive di fondamento.

Il Palmieri asserisce che Bracigliano deriva da Virgilianus, senza fornire però dimostrazione alcuna. In realtà, la sua è una congettura non accettabile glottologicamente. Riteniamo che sia stata proprio questa creduta verità toponomastica a creare la leggenda secondo la quale Virgilio avrebbe avuto a Bracigliano ampi possedimenti e che i vini di Bracigliano (come quelli di Siano) fossero celebrati nell'antica Roma. Il Palmieri accetta queste congetture come verità acquisite e talvolta i rappresentanti della stampa quotidiana le hanno riportate senza opportuno discernimento.

Della coltivazione della vite nelle nostre zone parleremo altrove.

Quanto ai possedimenti che Virgilio avrebbe avuto a Bracigliano, non si trova riferimento alcuno negli scritti del poeta e neppure nelle biografie che furono scritte di lui tra il I e il IV secolo dell'era volgare. Percorrendo gli scritti del poeta, si riscontrano solamente due accenni al suo podere paterno nel mantovano e un solo accenno al possedimento della villa a Napoli che fu già del filosofo epicureo Sìrone. Detti riferimenti si trovano nella Ecloga I, nella, Ecloga IX e nell'epigramma VIII del Catalepton.

L. Albano riferisce varie opinioni circa la genesi etimologica di Bracigliano:

1 Bracigliano si vuole far derivare da " inter brachia montis o montium ", fra le braccia del monte Piesco, o dei monti Faitaldo-Piesco-Ariella; ma questa etimologia non resiste alla critica, perché tolta l'iniziale " Bra ", manca del seguito.

2 - Altri suppongono da " bracia " che i primi abitanti avrebbero ottenuto da un gran fuoco acceso in onore degli dei e come segno di stabilità per sé e per i figli, per tutte le generazioni. Neppure questa risolve. Si avrebbe il " Braci" senza il resto.

3 - Qualcuno avanzò l'idea che Bracigliano si chiamasse terra di Virgilio. £ impossibile; perché oltre a non avere nessuna relazione etimologica, sarebbe pure una contraddizione storica. Basta il fatto che il poeta latino con le bucoliche e georgiche cantò i suoi possedimenti, e di Bracigliano neppure un cenno.

4 - L'etimologia più accreditata sarebbe " ager Aciliani o " pagus Aciliani ", campo, paese Aciliano, nome di personaggio romano dell'Acilia gente, che avrebbe avuto in proprietà la terra di Bracigliano. Questa, certo, lusinga di più, ma perché non comprende la iniziale " Br " non può ammettersi. Ed allora? Ai posteri, l'ardua sentenza ... ».

Noi riteniamo, con il Flechia, che Bracigliano derivi da Braccilianum o, probabilmente, da Procilianum. L'una e l'altra ipotesi, oltre che godere dell'autorità dell'insigne filologo e linguista, può essere dimostrata con criteri glottologici.

Secondo il consenso unanime degli studiosi, i nomi di luogo terminanti in « ano » sono gentilizi. L'orìgine e la formazione di detti nomi avviene nel modo seguente.

Prima di tutto, aggiungendo il suffisso latino « anus » al gentilizio terminante ordinariamente in « ius », si forma l'aggettivo, che nel tipo originale viene a terminare in « ianus », salvo che la « i » non è parte costitutiva del suffisso, ma del gentilizio. Così: da Braccilius si forma Braccilianus e da Procilius Procilianus.

Inoltre, l'aggettivo, derivato dal gentilizìo per mezzo del suffisso « anus », ha valore di posseso di beni stabili e può essere maschile, femminile e neutro, a seconda che viene accoppiato a fundus, ager ecc., a domus, aedes ecc., o a rus, praedium ecc. Abbiamo così fundus Braccilíanus o Procilianus, domus Bracciliana o Prociliana, praedium Braccilianum o Procilìanum.

Infine, il dominio di una stessa famiglia, protratto più o meno per un determinato tempo, finisce col dare a questi nomi, passati a valore di sostantivi, una specie di inalienabìlità, che col tempo li rende nomi geografici.

Vediamo ora in breve il processo di formazione di Braciclíano da Procilianus, secondo le leggi linguistiche che regolano le varie combinazioni dei suoni nella trasformazione dei vocaboli nei vari linguaggi.

La mutazione della « p » in « b », anche se iniziale, è un fenomeno che si riscontra di frequente nel linguaggio napoletano e in quello dei popoli latini e italici. Così p.e. si ha « ebbreca » per « epoca » e « Bicentino » per « Picentino ». Parimenti, fenomeno non insolito nel linguaggio napoletano, è l'uso della « a » per la

• o » nei protonici, specialmente se iniziali, p.e. « addore » per

• odore », « accasione » per « occasione », « ardìca » per « ortica »; come pure la trasformazione di « lia » in « glia », p.e. famiglia da familia.

A questo punto vien fatto di domandarci: chi potrebbe essere stato il personaggio di nome Braccilio o Procilio che diede il nome al nostro paese?

Si possono avanzare tre ipotesi degne di considerazione.

1) 1 romani erano soliti concedere ai veterani lotti di terra da coltivare in premio del lungo servizio prestato nella milizia. In tal caso potremmo supporre che il nostro territorio sia stato affidato ad un veterano di nome Braccilio o Procilio in una delle tante spartizioni di terre che ebbero luogo fin dai tempi di Silla.

2) Verso gli ultimi anni del secolo I a.C., cioè verso la fine della Repubblica, ebbe inizio la costituzione dei latifondi. Vennero così a formarsi delle vaste tenute, che presero, il nome del signore cui vennero concesse e continuarono a chiamarsi con quel nome anche dopo la scomparsa del padrone. In base a questa costumanza, si potrebbe pensare che il nostro territorio venisse denominato Bracigliano dal nome del latifondista.

3) Bracigliano era compresa nella circoscrizione della colonia romana di Nuceria Alfaterna, esattamente ai confini di questa con la colonia romana di Abellinate. Non potrebbe essere accaduto che elementi dell'una o dell'altra colonia, sotto un capo di nome Braccilío o Procilio, siano venuti a stanziarsi nella nostra conca, dando al territorio il nome di Bracigliano?

A conferma della presenza della gens Procilía nella nostra regione, si possono utilmente prendere in considerazione le seguenti epigrafi del Corpus Incriptionum Latinarum che abbiamo tradotto con l'aiuto del Prof. Filippo Carinci dell'Unìversità di Roma, a cui vanno i nostri sentiti ringraziamenti.

 

C.I.L., IX, 1785.

BenevenEi vico Madonnella.

CAV[c]IAE DIO[orael

L - PROCIlius .....

A Caucia Diodora

Lucio Procilio .....

 

C.I.L., IX, 1657.

Beneventi alla via sotto S. Sophia in casa di Giovanní delli Partari (ACC).

A(ulo) VIBBIO

A(uli) F(ilio) - PAL(atina Tribu) - PROC(ilio)? (o PROC(uratori)?)

AED(ili) - PRef(ecto)

FABR(um) - Il VI r(o)

I(ure) - D(icundo) - [Q(uinquennali)] - PONTIF(ici)

  .........

....... SABINA

L(iberta) - P(atrono) - B(ene) - M(erenti)

Ad Aulo Víbbio, figlio di Aulo, della tribù Palatina, procuratore edile, prefetto dei fabri. Duoviro quinquennale per l'amministrazione della giustizia, pontefice ….. Sabina, liberta, al pa­trono benemerente.

Si tratta di una dedica ad un personaggio che ricoprì varie cariche nell'amministrazione locale. La dedicante è una liberta. Anche il patrono sembra di origini libertine: il suo gentilizio ed il cognomen della liberta si ricollegano a Vibia Sabina, moglie dell'imperatore Adriano. L'integrazíone del cognomen di questo Aulo Vibbio è solo congetturale, non conoscendo noi l'effettivo stato di conservazione della pietra; ma poiché le ultime lettere delle righe successive presentano danni, l'integrazione è forse preferibile allo scioglimento PROC(uratori), non del tutto soddisfacente in questa posizione.

Per i dati dell'onomastica l'iscrizione potrebbe datarsi al II secolo d.C.

 C.I.L., IX, 1641.

Basis ingens Beneventi nuper inventa in cella quadam vinaria contra aedes Orsolupi GARRUCCI (1864); extat ibidem via delle Assise n. l.

 

NAVIGI

C(aio) - CAELIO

C(ai) - F(ilio) - ST(ellatina Tribu) BASSEO

FAUS

PROCILIO

        TINO - PR(aetori) - CER(iali) - I(ure) - D(icundo) Q(uin)

Q(uennali)

ADLECT(o) - IN ORD(inem) - DEC(urionum)

eq(uiti) rom(ano)

C(aius) CAELIVS - DONA

TUS - ET BASS[e] A - IANUARIA - PARENT(es)

 L(ocus) - D(atus) - D(ecreto) - D(ecurionum).

A Gaio Celio, figlio di Gaio, della tribù Stellatina, Basseo Procilio Faustino, pretore ceriale, quinquennale per l'amministrazione della giustizia, ammesso nell'ordine dei decurioni (assemblea municipale), cavaliere romano, Gaio Celio Donato e Bassea Ianuaria, suoi genitori (dedicarono).

Luogo concesso per decreto dei decurioni.

La prima linea dell'iscrizione con la parola NAVIGI non fu vista dal Garrucci nella prima edizione dell'epigrafe. Non ne è facilmente spiegabile il senso ed occorrerebbe qualche ricerca: anzitutto appurare se il testo è mutilo in quel punto oppure no. In caso negativo navigi può interpretarsi come il genitívo di navigium, che forse era a sua volta preceduto da qualche altro termine e forse andava riferito al monumento cui sì riferiva la basis ingens su cui compare l'iscrizione: qualcosa riferibile ad una nave?

Anche questo personaggio ha ricoperto cariche nell'amministrazione municipale ed è cavaliere romano (a quanto sembra l'accesso all'ordine equestre venne segnalato sull'epigrafe in un momento successivo). Ha tre cognomina, di cui uno è il gentilizio della madre, mentre del padre mantiene il praenomen: gli altri due cognomina Procilius e Faustinus possono essere stati aggiunti per riferimento ad altri personaggi della famiglia. Tardo II secolo d.C.?

L'elemento che accomuna le tre iscrizioni è la presenza in un caso sicuramente come gentilizio (C.I.L., IX, 1641); in altri due come cognomen, del nome Procilius, segno della presenza nella zona di una gens Procilia, probabilmente all'origine di qualche toponimo.

 Notizie tratte da: "STORIA DI BRACIGLIANO"  di  P. Teofilo M. Giordano

Home Page |Il Paese